Dentro il Corteo della 732esima Perdonanza
29 Agosto 2026 Condividi

Dentro il Corteo della 732esima Perdonanza

Passa un gonfalone. Ne arriva un altro. Quando il corteo sembra finito, da Piazza Palazzo spunta ancora un gruppo. La 732esima Perdonanza riempie le strade dell’Aquila con 1.700 partecipanti e per attraversarla tutta serve tempo. Molto. La testa avanza verso Collemaggio, la coda continua a prendere forma tra le facciate del centro. In alto si muovono stendardi rossi e blu scuro. Più vicino alla strada ci sono il verde oliva delle tuniche, il crema, il bordeaux dei mantelli. I tessuti trattengono il caldo. Qualcuno cerca l’ombra prima di rimettersi in fila. Ai lati, dietro le transenne, si alzano telefoni e macchine fotografiche.

IL CORTEO. I numeri raccontano un corteo enorme: 800 figuranti in abiti medievali, 600 rappresentanti delle istituzioni e autorità civili, altri 300 arrivati con associazioni e gruppi. Dentro ci sono anche 120 bambini e ragazzi dai 4 ai 15 anni. Sono gli Scudieri e le Damigelle della Perdonanza, con abiti spesso più grandi dei loro passi. Sfilano i Quarti aquilani. San Pietro è affiancato dai Signori di Popletum e dalla Compagnia della Rosa Canina. San Giovanni cammina con i gruppi storici di Vigliano e Sella di Corno, accompagnato dalle voci di Aquila Altera e delle Cantrici di Euterpe. Per Santa Maria c’è Jemo ’Nnanzi. Le bandiere girano in aria con gli Sbandieratori Città dell’Aquila e i Bandierai dei Quattro Quarti. Seguono gli Uomini d’Arme e la Compagnia Rosso d’Aquila. Gli archi sono quelli di Aquila Invicta e Virtus Sagittae. Il Concentus Serafino Aquilano porta il proprio suono dentro la sfilata. Presente anche una delegazione della staffetta che ha accompagnato il fuoco del Morrone dal 16 agosto.

Poi il tono si fa più scuro. Una donna dal volto pallido e segnato avanza in catene, trascinata da un soldato in armatura. La scena taglia per qualche istante l’eleganza delle dame e il movimento delle bandiere. Evoca un Medioevo di prigionia e sopraffazione. La folla osserva, i telefoni si sollevano ancora. Il corteo cambia continuamente voce. Ci sono i gruppi in costume arrivati da Antrodoco, Mosciano Sant’Angelo, Lanciano e Ortona. Passano Tortoreto, Cerchio, Celano, Isernia. Campotosto si presenta con strumenti e costumi della propria tradizione. Scanno si riconosce negli abiti. Per Scoppito il vessillo è nelle mani di Piero Pozzi, che procede come portabandiera.

I GEMELLAGGI. Le città gemellate portano un’altra geografia: Bernalda, Bistriţa, Erba, Rottweil, Sant’Angelo d’Alife e Zielona Gora. C’è Assisi, legata all’Aquila dalle figure di Celestino V e San Francesco. Siena arriva con la Nobile Contrada dell’Aquila, vincitrice del Palio del 3 luglio dopo un’attesa durata 34 anni. A riportarla al successo sono stati il cavallo Diodoro e Giovanni Atzeni, Tittia. Stavolta l’Aquila sfila fuori da Piazza del Campo, tra le vie di una città che ne condivide parte della simbologia. Tra i volti istituzionali c’è Gianni Letta, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Sfilano anche i sottosegretari Isabella Rauti, alla Difesa, Luigi D’Eramo, all’Agricoltura, alla Sovranità alimentare e alle Foreste, e Fausta Bergamotto, alle Imprese e al Made in Italy.

IL CAMMINO. Per circa duecento ragazzi dell’Adsu, l’ingresso nel corteo è l’ultima tappa di un viaggio iniziato quattro giorni prima. Erano partiti il 25 agosto da Pratola Peligna, seguendo le tracce del Cammino grande di Celestino attraverso la Valle Subequana. Nell’ultima giornata hanno lasciato San Demetrio ne’ Vestini, raggiunto Sant’Eusanio Forconese e visitato Fossa. Da Monticchio sono arrivati a Porta Napoli. Qui hanno incontrato la delegazione dell’Università dell’Aquila e sono entrati nel corteo. Hanno già nelle gambe chilometri, salite e giornate trascorse fuori dalle aule. Ora il loro cammino confluisce in quello della Bolla. «Sono state giornate intense che non dimenticheremo mai», dice il direttore dell’Adsu Michele Suriani. Per la presidente Marica Schiavone l’esperienza è stata «un banco di prova importante» sul piano organizzativo e umano. Tra gli stendardi compare quello della Comunità Mondo Nuovo. È blu, con il nome della realtà di Garrano Basso scritto in lettere grandi. La comunità accoglie persone impegnate in percorsi di uscita dalle dipendenze e dall’emarginazione sociale. «Siamo qui con orgoglio», dice Ivano Di Curzio, operatore e testimone. Poche parole. Nel giorno del perdono, raccontano una presenza precisa e una strada ricominciata.

IL CALDO. Intanto il caldo resta addosso. Il corteo procede lentamente lungo vie esposte al sole. I costumi pesano, le bottiglie d’acqua passano di mano. Il Comune ha noleggiato otto ventilatori nebulizzatori per dare sollievo ai figuranti e al personale impegnato all’aperto, soprattutto ai bambini e agli anziani.

LA LUNGA DIRETTA. A raccontare questo lungo movimento sono anche gli speaker dislocati lungo il percorso. Germana D’Orazio segue la partenza da Piazza Palazzo, Sabrina Giangrande quello alla Villa Comunale. Sul prato di Collemaggio la voce passa a Fabrizio Caporale e Simona Malavolta, mentre Marta Fiorenza cura l’accompagnamento in lingua inglese. Il racconto procede insieme al corteo, da una postazione all’altra, fino all’arrivo degli ultimi figuranti. In fondo arrivano i tre protagonisti. Marianna Colantoni, Dama della Bolla, custodisce l’astuccio con il documento di Celestino V. Gianluca Nappo, Giovin Signore, porta il ramo d’ulivo. Sofia Leocata, Dama della Croce, avanza con il cuscino sul quale è posta la Croce del Perdono. Sono gli ultimi. Davanti a loro il corteo ha già percorso corso Vittorio Emanuele, corso Federico II e viale Crispi. Quando raggiungono Collemaggio, la lunga sfilata può dirsi conclusa. «Mi sono sentita avvolta dalla città», racconta Leocata. Dopo quasi due ore di passi, attese e ripartenze, è l’immagine che rimane: una città disposta lungo la strada e una città dentro il corteo.

IL FERMO. Durante il Corteo della Bolla della Perdonanza Celestiniana, una donna di circa 40 anni è stata Fermata dopo aver aggredito una poliziotta in borghese a viale di Collemaggio. La donna, in forte stato di agitazione, ha aggredito un’agente strappandole i capelli. La 40enne era già nota alle forze dell’ordine.

Articolo uscito su Centro / Ansa / L’Aquila Blog