Litfiba ecco “17 Re” una canzone contro gli abusi di potere
Quarant’anni dopo, il brano mancante si prende la rivincita. Venerdì 17 aprile i Litfiba pubblicano “17 Re”, la title track lasciata fuori dall’album del 1986 e diventata col tempo una specie di buco nero del rock italiano. La nostalgia, però, qui conta poco. Piero Pelù parla di una canzone attualizzata, nata per colpire un presente “concentrato sugli abusi del potere”. I concerti verranno dopo, compresa la tappa del 4 luglio a Pescara. Intanto arriva questo: un pezzo rimasto sepolto per quarant’anni che torna fuori con l’aria di chi ha ancora qualcosa da regolare.
È da lì che riparte tutto. Non dall’anniversario in sé, né dalla liturgia della celebrazione, ma da un’assenza che diventa presenza. “17 Re” non era mai entrata davvero nella storia pubblica dei Litfiba, pur dando il titolo a uno dei dischi più influenti della scena italiana degli anni Ottanta. L’album doppio, uscito nel 1986, contribuì a definire un linguaggio tra new wave, tensione politica e ricerca sonora, diventando il centro della trilogia dedicata alle vittime del potere insieme a “Desaparecido” e “Litfiba 3”. In quelle canzoni c’era già un lessico più scuro, più teatrale, meno disposto a stare composto dentro i confini del rock italiano di allora.
Ora quel tassello mancante torna al suo posto, ma con un’altra funzione. “Sono rimaste le melodie, parti di testo, l’armonia abbastanza intatta”, spiega Pelù, “ma è cambiato tutto: ritmo, bit, groove e spirito”. Più che un recupero, è una riscrittura. Non resta fermo al passato. Lo usa per forzare l’oggi.
E l’oggi, nelle parole del frontman, ha un profilo fin troppo preciso. Parlando del brano, Piero Pelù ha sottolineato come “sia ancora incredibilmente attuale, scartato all’epoca esce ora attualizzato per raccontare quello che viviamo, ovvero un periodo storico incredibilmente concentrato sugli abusi del potere da parte di una tecnocrazia assassina, vedi Netanyahu, Trump, Putin, gli ayatollah, la Corea del Nord, il disastro del Sudan e tutte le altre guerre. Abbiamo scoperto che anche la Tailandia sta bombardando la Cambogia. È un periodo in cui i prepotenti stanno cercando di fare piazza pulita”. È qui che il brano ritrova il suo terreno: lo scontro con il potere, la memoria come resistenza. La musica, in questo caso, non fa solo da colonna sonora. Torna a prendere posizione.
Il ritorno passa, inevitabilmente, anche dal palco. Dal 27 giugno partirà “Quarant’anni di 17 Re” Tour 2026, venti date estive che rimetteranno insieme la formazione storica: Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, con Luca “Mitraglia” Martelli alla batteria. La reunion mancava dal 2014 e, numeri alla mano, ha già trovato risposta: oltre 70 mila biglietti venduti prima ancora del via. Non c’è solo l’effetto nostalgia. C’è anche la curiosità di capire che suono abbia oggi una band che torna a toccare uno dei suoi snodi più radicali.
Dentro questo itinerario c’è la tappa abruzzese del 4 luglio al Terrasound Festival di Pescara, organizzato da Best Eventi, al Porto Turistico. È uno dei passaggi destinati a pesare di più anche da queste parti, dove il legame con i Litfiba non ha bisogno di troppe spiegazioni. Una memoria di ascolti, di concerti, di dischi consumati che torna a farsi presente. Non basta chiamarlo revival. Qui c’è piuttosto il tentativo di rimettere in circolo un modo di stare sul palco e dentro le canzoni, con quella miscela di tensione, fisicità e scontro che ha sempre fatto da marchio di fabbrica alla band fiorentina. La data pescarese, in questo quadro, non è una semplice fermata del calendario. È uno dei punti in cui questa storia torna a incrociare dal vivo il suo pubblico.
Il tour, concentrato tra giugno e agosto, attraverserà festival e grandi spazi all’aperto, riportando dal vivo l’universo di “17 Re” insieme ai brani che hanno segnato la traiettoria della band. Non una sfilata celebrativa, ma una rilettura vera, costruita per ridare tensione e contesto a un repertorio che neutro non è mai stato. E che, proprio per questo, conserva ancora un margine di irrequietezza che altri repertori da anniversario si sono persi per strada. Prima della partenza ufficiale, i Litfiba offriranno un’anticipazione al Concerto del Primo Maggio di Roma. Anche in quel caso, Pelù ha già fatto capire il tono: “Suoneremo a TeleMeloni, ma diremo la nostra”.
di Fabio Iuliano – articolo uscito anche sul Centro

