La luce, i fiori, il silenzio e l’appello ai giovani: 6 aprile 2009-2026
Un fascio di luce azzurra sale da Palazzo Margherita, sede del Comune. All’Emiciclo il silenzio tiene, finché non lo attraversa la Sarabanda di Haendel eseguita dal quartetto d’archi e clavicembalo dei Solisti Aquilani. Comincia così, nella sera di Pasqua, la commemorazione del 17/o anniversario del terremoto del 6 aprile 2009, che all’Aquila e nei comuni vicini costò la vita a 309 persone.
La gente arriva piano e si ferma davanti al telo con i nomi delle vittime stampati in rosso. Quest’anno non c’è la fiaccolata. C’è una città che resta, raccolta tra la musica, i nomi letti uno a uno, un lungo elenco introdotto dalla frase “E loro non ci sono più”. Dal piazzale dell’Emiciclo il ricordo si sposta verso il vicino Piazzale Paoli. Qui torna la voce dei familiari delle vittime, con l’invito rivolto ai più giovani a farsi “sentinelle della memoria”. Poi i fiori bianchi, 450 in tutto, vengono deposti sulla fontana monumentale del Parco della Memoria. Nel giorno dell’anniversario, accanto alle iniziative in città e alla messa in suffragio nelle Anime Sante celebrata dall’arcivescovo Antonio D’Angelo, sono arrivati anche i messaggi delle principali cariche dello Stato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di una tragedia che “spezzò vite, comunità, abitudini” e ha affidato a una frase il senso del ricordo: “Ricordare vuol dire anche questo: continuare a esserci. Con serietà e responsabilità”. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha richiamato il dovere della “responsabilità, della prevenzione e della solidarietà nazionale”. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ribadito che la memoria di quella notte resta un richiamo costante “alla responsabilità e all’impegno nel costruire il futuro”.
Riflessioni e cordoglio anche da parte dei ministri Matteo Piantedosi, Guido Crosetto, Adolfo Urso. “Una cicatrice indelebile”, dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nel corso della mattinata il ricordo si è spostato nei luoghi simbolo della città. Davanti alla Casa dello Studente sono stati deposti dei fiori. “È una ferita che non si rimargina, però non per questo ci rende incapaci di vivere appieno il presente e di immaginare il futuro”, ha detto il sindaco Pierluigi Biondi, indicando la necessità di costruire “una città sicura, una città inclusiva, una città accogliente, una città dei servizi”, capace di guardare ai giovani e al futuro. Dello stesso segno le parole del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. Il programma è proseguito nella basilica di Santa Maria di Collemaggio con un momento di riflessione affidato alla Cappella musicale pontificia sistina, alla voce narrante di Daniele Pecci e alla direzione artistica di Leonardo De Amicis. Iniziative anche nel borgo di Onna, segnato da 40 vittime. Sul piano istituzionale, il ricordo del 6 aprile si inserisce in un quadro più ampio di norme e proroghe sulla gestione delle emergenze e sulla ricostruzione post-sisma. In una scheda aggiornata il 28 febbraio 2026, la Camera dei deputati richiama i principali interventi della legislatura sulle calamità naturali e, per il cratere del Centro Italia, segnala tra l’altro proroghe della gestione straordinaria e dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2026, insieme a misure per personale, Uffici speciali e ricostruzione pubblica e privata.
Articolo uscito in versioni distinte su Ansa / Centro / L’Aquila Blog
L’Aquila 17 years on

A blue beam of light rises from Palazzo Margherita. At the Emiciclo, silence holds until it is broken by Handel’s Sarabande, played under the portico by a string quartet and harpsichord from I Solisti Aquilani. This is how L’Aquila marked the 17th anniversary of the earthquake of 6 April 2009, which killed 309 people in the city and nearby towns.
People arrived slowly. They took the flowers handed out at the start of the ceremony and stopped in front of the sheet carrying the victims’ names in red. This year there was no procession. Instead, the city stayed still.
From the Emiciclo, the commemoration moved towards nearby Piazzale Paoli. There, relatives of the victims spoke again, asking younger people to become “sentinels of memory”. Later, 450 white flowers were laid at the monumental fountain. It was a simple gesture, repeated once more, and still heavy with meaning.

As the city remembered, messages also came from the country’s highest offices. Prime Minister Giorgia Meloni said that remembering also means “continuing to be there, with seriousness and responsibility”. Senate president Ignazio La Russa spoke of responsibility, prevention and national solidarity. Chamber president Lorenzo Fontana said the memory of that night still demands responsibility and commitment in building the future.
During the morning, commemorations continued at some of the city’s most symbolic places. Flowers were laid at the wooden angel outside the Casa dello Studente. Mayor Pierluigi Biondi said the wound “does not heal”, but added that this should not prevent the city from living in the present and imagining its future. At the church of Anime Sante, Archbishop Antonio D’Angelo celebrated mass for the victims. The programme then continued at the basilica of Collemaggio, with a moment of reflection featuring the Sistine Chapel Choir, actor Daniele Pecci and artistic director Leonardo De Amicis.

