‘Aftershock’ nella Città della Cultura 2026, l’arte come rinascita e riscatto
29 Aprile 2026 Condividi

‘Aftershock’ nella Città della Cultura 2026, l’arte come rinascita e riscatto

Ai Weiwei si avvicina alle finestre della Sala Voliera di Palazzo Ardinghelli e guarda verso Santa Maria Paganica, ancora stretta dalle impalcature. È da quel taglio aperto sulla città che la mostra a lui dedicata trova il primo punto di contatto con L’Aquila. Dentro, i tondini d’acciaio dell’installazione ‘Straight’ riportano alla superficie il terremoto del Sichuan del 2008: le scuole crollate, gli studenti morti, il metallo piegato dalla scossa e poi raddrizzato a mano. Da domani, mercoledì 29 aprile, al 6 settembre il Maxxi L’Aquila ospita ‘Ai Weiwei: Aftershock’, allestimento curato da Tim Marlow.

Il progetto arriva nell’anno dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 e attraversa cinque decenni di attività, dai lavori realizzati a New York negli anni Ottanta fino alle sculture più recenti prodotte in Ucraina nel 2025. L’artista resta davanti a quella relazione tra interno ed esterno, tra le sale del Maxxi e le ferite ancora visibili della città. Dice di avere “un forte interesse per ciò che accade all’Aquila” e di riconoscere “lo sforzo enorme” compiuto dalle persone per ricostruire. È una storia che sente vicina, perché anche il suo lavoro passa attraverso un terremoto, quello del Sichuan, trasformato in denuncia e materia viva. “La vita è come un fiume, dobbiamo rispettarne il flusso, a partire dal passato”: è il senso indicato dall’artista nel confronto con gli spazi del museo. In esposizione ci sono circa settanta opere tra film, video, fotografie, installazioni e sculture. Il percorso affronta disastri naturali, guerre, migrazioni, censura, prigionia e libertà di espressione. Accanto all’acciaio di ‘Straight’ compaiono lavori legati ai rifugiati, alla guerra in Ucraina, alla detenzione subita dall’artista nel 2011 e alla satira politica.

Ci sono anche opere realizzate con mattoncini Lego, usati da Ai Weiwei come pixel contemporanei per rileggere immagini, simboli, ferite del presente. Palazzo Ardinghelli, uno degli esempi più significativi di recupero architettonico dell’Aquila dopo il sisma del 2009, diventa parte integrante e attiva del percorso espositivo. Ai Weiwei, nato a Pechino nel 1957, è tra le figure più riconoscibili dell’arte contemporanea internazionale. Artista, architetto e attivista, porta da anni nel suo lavoro il rapporto tra potere, diritti umani, censura e responsabilità civile. Nei suoi occhi c’è gratitudine nei confronti di un museo capace di tradurre una visione complessa in uno spazio storico. Parla di un allestimento “potente, preciso e chiaro” e riconosce al Maxxi “un lavoro fantastico”, anche solo per aver portato molte tonnellate di acciaio dentro le stanze del palazzo. Tra i suoi ringraziamenti rientra anche Tim Marlow, che conosce da tempo il suo lavoro e ha già curato più volte le sue mostre. All’anteprima stampa sono intervenuti, tra gli altri, la presidente della Fondazione Maxxi Maria Emanuela Bruni, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e lo stesso curatore Marlow. Un’iniziativa che rientra nella programmazione artistica del Maxxi L’Aquila a cura di Giulia Ferracci.

di Fabio Iuliano – articoli usciti su Ansa / L’Aquila Blog e Centro