The Colleagues, il nostro capodanno sopeso
Capodanno, di solito, è una trappola: aspettative alte, musica sparata, gente che si convince che a mezzanotte cambi la vita. Noi, formazione The Colleagues, abbiamo fatto una scelta diversa: abbiamo suonato. E a un certo punto ci siamo accorti che la serata stava andando via leggera, senza sforzo, come quando sei in un posto giusto e non devi dimostrare niente a nessuno.
Il giro era partito qualche giorno prima, sabato 27 dicembre, al Bar Sand Creek all’Aquila. Locale caldo, luci giuste, facce amiche e quell’aria da “ok, facciamo musica e basta”. Un live che ha fatto da lancio perfetto: pochi fronzoli, tanta voglia di stare bene.
Poi mercoledì 31 dicembre, Pineto. “Aspettando il 2026” ad A casa da Cilli, in via Torre Cerrano. E lì è cambiata la vibrazione: un posto sospeso nel tempo, di quelli che ti entrano addosso piano. La bellezza non era solo intorno, era anche dentro: nelle persone, nei dettagli, in quel modo semplice di farti sentire a casa anche se sei arrivato da poco.
Abbiamo suonato con quella leggerezza rara che ti prende quando tutto fila: la musica, gli sguardi, le risate, le pause tra un pezzo e l’altro. Mezzanotte è arrivata senza rumore, come se fosse solo un passaggio naturale. Nessuna scena, niente “effetto Capodanno”. Solo quel momento pulito in cui continui a suonare.
E poi il giorno dopo, la parte migliore: svegliarsi la mattina del nuovo anno nel nostro paradiso di onde e luce cristallo. Il mare lì, calmo e presente, l’aria che ti rimette in ordine i pensieri, la luce che sembra fatta apposta per ripartire senza fretta. Stanchi sì, ma nel modo giusto. Quello che ti resta addosso è una gratitudine semplice, senza discorsi.
Un Capodanno così: suonato, vissuto, leggero. Difficile da dimenticare

