Enne, flusso di coscienza al tempo del Covid
24 Agosto 2020 Condividi

Enne, flusso di coscienza al tempo del Covid

Nei primi mesi di quest’anno Dance of the Clairvoyants, uno dei nuovi pezzi dei Pearl Jam è diventato realmente profetico. Il brano – inciso e divulgato in tempi non sospetti per lanciare il nuovo album della band di Seattle – si è trasformato in un inconsapevole messaggio subliminale ad anticipare un tempo sospeso e indefinito nel descrivere una società fatta di individui “intrappolati ciascuno nella propria  scatola” mentre i numeri del calendario continuano a cadere sul pavimento.

Enne (Zerobook 2020), il nuovo libro del giornalista Piero Buscemi, redattore della testata giornalistica Girodivite, racconta il mondo da una di queste scatole all’interno della quale si è ritrovato a svolgere il lavoro di testimone dei nostri giorni, chiuso in casa a raccattare storie da rendere giornalisticamente pubblicabili e appetibili al lettore.

Per un certo tempo, momenti di riflessione e di introspezione intimi hanno preso il posto della vita sociale. Momenti in cui si è obbligati a scavare nel proprio presente, rimpiangendo momenti del nostro recente passato e, inevitabilmente, protratti verso un futuro incerto che, da fonti informative contrastanti e confuse che sono pervenute, hanno lasciato un sentimento di incertezza.

Ne esce fuori una specie di diario intimo, che è stato lo spunto di questo libro, disponibile nelle principali piattaforme digitali. Un lavoro che si è sviluppato dopo qualche settimana dall’avvio della quarantena che, originariamente era stato quantificato in quindici giorni. La prosecuzione di questa nuova condizione ha suscitato la voglia di documentare le sensazioni personali, condivise a distanza con il resto della redazione, con gli amici di sempre e tanti ritrovati dopo anni di silenzi distratti.

“Ho sentito necessario il bisogno di dedicare il tempo disponibile alla scrittura”, spiega Buscemi, “impiegandola a riepilogare le sensazioni e gli stati d’animo, variabili e imprevedibili, che ogni giorno mi ha offerto. Mi sono ritrovato così a far fronte a un dovere da cronista, in cerca delle notizie più consone ad essere trattate sulle pagine di Girodivite, e la libertà di scrivere di me stesso e degli eventi che, nonostante il Covid-19, era scontato che si verificassero”.

Il titolo del libro è legato alla lettera N che sta ad indicare un numero imprecisato di giorni già trascorsi dal momento che ho scelto di iniziare a scriverlo. Ogni capitolo è numerato riprendendo il titolo con l’aggiunta di un numero progressivo aggiunto con il segno “+”.

I capitoli Enne, procedono lenti scandendo i momenti di un tempo sospeso e indefinito. Un contesto in cui il “flusso di coscienza” ci permette di dar sfogo a i nostri pensieri senza scadere nella retorica. Condividi?

Credo che questa situazione di chiusura non prevista, come tante “cose” umane che non sappiamo comprendere, sia stata l’occasione per fermarsi con noi stessi e prendere coscienza di quelle barriere mentali che il mondo intorno a noi ci costruisce nel tempo. L’errore è continuare a sottovalutare tutto questo, credendo di poterlo dominare. L’imprevisto è sempre oltre la nostra illusoria sicumera e ci troverà sempre impreparati.

La tua penna confonde la percezione della realtà con l’immaginazione e la dimensione onirica. Una dinamica del pensiero a cui sei abituato?

Mi viene in mente la battuta pronunciata da Lello Arena in un noto film di Troisi, quando parlando di libri dà per certo che Dante conoscesse veramente Beatrice. Sono convinto che in ogni libro ci sia sempre una parte della vita di chi lo ha scritto. L’immaginazione è la parte creativa che rende l’esistenza il viaggio onirico che sogniamo di vivere.

Restare a casa e cercare i dati per fare cronaca. Cosa vuol dire fare il cronista nell’era del Covid? Un momento in cui si può  raccontare e interpretare lo stesso fatto in tanti modi diversi?

Il rischio che si corre è quello di monopolizzare gli argomenti perdendo la percezione della realtà e degli eventi che, in ogni caso, sono accaduti e continuano ad accadere. Con Girodivite abbiamo provato a non farci condizionare da questo monopolio. Pensa che avrei potuto ogni giorno utilizzare l’autocertificazione prevista per i giornalisti e spesso, invece, mi sono sentito come un violatore delle regole. Il mondo è ancora fatto di ingiustizie, sfruttamento e angherie di ogni genere. Le uniche cose che nessun lockdown ha frenato.

Il tuo trascorso e il tuo attivismo in associazioni come ActionAid ed Emergency ti hanno di messo di fronte a una serie di emergenze, su vari fronti. Come giudichi il livello di comunicazione delle emergenze allo stato attuale? Non solo riferito all’emergenza Coronavirus (i cui toni dovrebbero prendere le distanze da catastrofismi o negazionismi)?

Il vero problema oggi, per assurdo se consideriamo che siamo bombardati di comunicazione tutti i giorni, è che c’è una tendenza generalizzata a conformare le notizie ad uno standard che debba essere accettato da tutti. Fino a qualche anno fa abbiamo vissuto l’illusione che ci fosse una differenza chiara sulla scelta degli argomenti e il modo con cui dare una notizia. Per intenderci, quando si decideva di guardare un tg di Rete4 o di RaiTre, lo si faceva consapevoli che avremo ricevuto un’informazione “diversa”. Oggi qualche dubbio rimane. Oggi si rischia davvero di essere tacciati di demagogia o addirittura essere giudicato un untore mediatico se vogliamo pensare al Covid con una prospettiva che non si uniforma necessariamente a un certo tipo di globalizzazione dell’informazione. Oggi è diventato un problema farsi domande.

Zerobook Girodivite si conferma una solida realtà editoriale di supporto a un sito di informazione aggiornato e con pezzi originali. Come viene dettata la linea quotidianamente?

 Girodivite ha da oltre 25 anni un particolare segreto: non imporsi una linea editoriale quotidiana o settimanale che sia. Abbiamo collaboratori in tutta Italia senza particolari vincoli. Certo non supportiamo articoli nei quali non ci riconosciamo. Mi riferisco ad articoli che inneggiano al razzismo, al fascismo o alla mafia, tanto per citarne qualcuno. Lo zoccolo duro della redazione, come si dice in questi casi, analizza i contributi che riceviamo quotidianamente e giudica quelli pubblicabili. Un’attenzione particolare è data alle notizie delle così dette “città invisibili”, ossia gli eventi che sono occultati dai “grandi” argomenti delle testate più blasonate. Ti ripropongo la testimonianza di un nostro redattore, Adriano Todaro, scritta per il 25° festeggiato nel 2019: 25 anni e la linea editoriale ‒ Se i giornali popolari inglesi, i tabloid, seguono la linea editoriale delle 5 S (sesso, sangue, soldi, spettacolo, sport) noi dobbiamo continuare con le due A (antifascismo, antimafia) e le due L (legalità, libertà). E ci deve sempre illuminare il faro della Costituzione. Ed anche quanto diceva Pippo Fava: ‘A che serve essere vivi, se non c’è il coraggio di lottare?’.

L’AUTORE

Piero Buscemi è nato a Torino nel 1965. Redattore del periodico online www.girodivite.it, ha pubblicato : Passato, presente e futuro (1998), Ossidiana (2001, 2013), Apologia di pensiero (2001), Querelle (2004), L’isola dei cani (2008, ZeroBook 2016), Cucunci (2011), Le ombre del mare (2017, edito da Bibliotheka). Ha curato l’antologia di poesie Accanto ad un bicchiere di vino (ZeroBook 2016); e le antologie di articoli di vari autori pubblicati su Girodivite: Parole rubate (2017), Celluloide (2017). Per il volume di poesie Iridea di Alice Morino (ZeroBook, 2019) ha contribuito con una scelta di suggestioni fotografiche. Vincitore di diversi premi letterari, alcuni suoi racconti e poesie sono contenuti in alcune antologie nazionali. Il romanzo Querelle è stato tradotto in inglese e pubblicato dalla Pulpbits Press (Stati Uniti). È tra i fondatori dell’associazione culturale “Aromi Letterari” di Messina. Sostenitore Emergency, collabora con l’Avis ed è promotore delle iniziative di ActionAid Italia.

di Fabio Iuliano – fonte: TheWalkoffame.it