L’Aquila, piano case di Bazzano: socialità zero
21 ottobre 2017 Condividi

L’Aquila, piano case di Bazzano: socialità zero

A primo acchito, una data come il 29 settembre ti fa pensare a uno dei più famosi successi di Mogol e Battisti. Eppure, nelle nostre coordinate geografiche questo giorno è legato alle sorti del Progetto Case. Le prime piastre sarebbero state inaugurate a inizio ottobre del 2009. Ma la concomitanza col compleanno dell’allora premier Silvio Berlusconi, spinse la Protezione civile a scegliere proprio il 29 settembre come data del primo taglio del nastro, con tanto di consegna pacco-regalo e spumante ai “fortunati” inquilini individuati dall’algoritmo “gioiello”.

LE PRIME CHIAVI. Proprio a Bazzano, in una delle traverse di via Fabrizio De André, furono consegnate le prime chiavi. Da allora, questo complesso – che ancora oggi accoglie 1.174 persone – è stato considerato un po’ quello di riferimento per qualsiasi analisi o valutazione sulla vita nelle “new town”. Un quartiere in continua evoluzione con appartamenti che si svuotano o si riempiono a seconda delle mutate esigenze legate all’assistenza alla popolazione.

AMICIZIE. «Sono qui praticamente dall’inizio», racconta Mauro Di Salvatore, tra i fondatori dell’associazione Tendamica, fulcro delle attività sociali e ricreative nei primi anni di insediamento. «Le persone vanno e vengono. Prima ci si conosceva tutti, ora abitano vicino e di fronte a me tante famiglie arrivate da poco e ci si conosce a fatica, anche perché gli stranieri sono aumentati e l’integrazione è tutt’altro che scontata».

MELTING POT. Già, gli stranieri. Lungi dal farne una polemica che potrebbe essere facilmente strumentalizzabile, Di Salvatore si limita a constatare quanto sia in realtà difficile pensare delle attività sociali in cui tutti si riconoscano e si identifichino. Però, il campetto da calcio posto a un lato del complesso rappresenta un buon compromesso. È lì che vedi magliette di Higuain bianconeri o celesti, perché la nostalgia dei tempi del Napoli si fa sentire. È lì che ragazzi romeni, albanesi e nordafricani condividono ruoli e posizioni con i coetanei “aquilani purosangue”. Certo, lo stesso spazio di notte è spesso oggetto di botellón o atti di vandalismo e il degrado a bordo campo non si può nascondere, ma l’immagine di questi ragazzi che giocano insieme, infrange molti pregiudizi. Da sempre le nuove aree si sono trasformate in una risorsa per i più giovani che, giocoforza, si sono ritrovati insieme a socializzare.

LA TENSOSTRUTTURA. Se si parla di degrado non si può fare a meno di tenere in considerazione lo stato in cui si è ridotta la Tendamica, di cui si diceva sopra. «Il tetto ci sta crollando addosso per le infiltrazioni», esagera la signora Luciana Tomei, seduta insieme ad alcune signore del quartiere in questo spazio arredato da qualche immagine sacra, un tavolo da biliardino e qualche quadro di Augusto Pelliccione. «L’amministrazione uscente ci aveva promesso che avrebbe fatto qualcosa: qualcuno si è fatto vedere in periodo di elezioni, ma poi niente più. Le attività offerte sono sporadiche e l’unico appuntamento che viene portato avanti con regolarità è la messa di don Ramón la domenica, con tanto di Rosario. Magari a Natale qualche tombolata e poco altro.

STRUTTURE E SERVIZI. Le infiltrazioni non riguardano soltanto la tenda.
Negli anni scorsi ci sono state varie segnalazioni su problemi idraulici e strutturali in diverse piastre. Altre problematiche riguardano i collegamenti tra l’insediamento del Progetto Case e l’area commerciale di Bazzano, che molti anziani raggiungono a piedi, anche solo per fare la spesa. Al momento, infatti, non esiste un percorso pedonale agevole. (4/ continua)

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro