6 giugno 2014 Condividi

Prostituzione: Pescara è divisa in blocchi

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Una vera e propria “geografia” del sesso a pagamento: non è solo quello si vede in strada, dai Grandi Alberghi a Francavilla, con decine di ragazze ogni sera a riempire i vicoli che danno a ridosso del lungomare. Il fenomeno non si limita neanche alle insegne dei night e dei centri massaggi orientali. Il quadro è ben più complesso.

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Perché in alcune strade capita che si suona alla porta e viene ad aprire una donna in deshabillé, quando non attende direttamente davanti al portone di casa, come accade tra via Maremma e via Lucania, al confine con Montesilvano. Al telefono si contrattano prestazioni a tutte le ore: sono tante le belle de jour che prediligono il mattino o il primo pomeriggio per offrire prestazioni, magari per non entrare in competizione con organizzazioni dedite allo sfruttamento.

E poi la pineta, con tutto quello che si muove dentro, con donne ghanesi o nigeriane disposte a fare sesso anche per pochi euro, a servizio di gente con o senza macchina. Si è parlato di questo durante il workshop promosso da On the road onlus (l’associazione contro ogni sfruttamento). Un’iniziativa che ha visto in campo alcuni tra i protagonisti nella lotta allo sfruttamento della prostituzione, tra questi Cinzia Di Cintio, ispettore della Squadra mobile di Pescara. Presente, all’ex Aurum anche David Mancini, procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila. «Le dinamiche della tratta e dello sfruttamento», ha spiegato Antonello Salvatore di On the road, «sono figlie della globalizzazione dei fenomeni migratori. Il nostro intervento è volto a limitare le situazioni di sfruttamento, tenendo conto che si ha a che fare con dinamiche piuttosto complesse, legate a ricatti che coinvolgono le ragazze interessate, ma anche le loro famiglie. In ogni caso», aggiunge, «siamo spesso portati a parlare di prostituzione come un fenomeno isolato, quando invece è legato dalla crescita della domanda. Sono in tanti, in Abruzzo, i potenziali clienti, in una società che tende a considerare i cittadini come consumatori. Se entro in un centro commerciale e cerco un prodotto», valuta, «mi aspetto di sceglierlo tra vari tipi di marche che trovo sullo scaffale. Ecco: qui il centro commerciale è la strada dove i clienti possono scegliere la prostituta che preferiscono». È l’ispettore Di Cintio a entrare nel dettaglio di questa “varietà”, parlando di tre nazionalità predominanti. Dalle nigeriane, spesso vittime di tratta, di favoreggiamento e sfruttamento, a volte anche di lesioni e minacce. Reati che, come ricordato anche da Michela Manente – coordinatrice dell’ufficio legale di On the road – sono stati perseguiti in tutta la regione anche con processi in assise e misure cautelari. «L’approccio delle prostitute romene è diverso», ha commentato l’ispettore, «qui spesso lo sfruttamento avviene in famiglia e le prestazioni sessuali a pagamento sono anche un modo per fare soldi facili». Una bella ragazza di 18-20 anni arriva a chiedere anche 60 euro per il sesso orale, 100 per un rapporto completo e 200 senza protezione.

Di solito, le più richieste si trovano sulla riviera nord, mentre al litorale sud, c’è una specie di “seconda scelta”. L’universo cinese va considerato a parte, con case di appuntamento e centri massaggi. Mai o quasi mai in strada. All’iniziativa, dove è stato presentato il laboratorio artistico “Mani di strada”, al quale collaborano anche donne sfruttate, ha partecipato anche il presidente di On the road onlus, Vincenzo Castelli.