Zuppi a L’Aquila: “Abbiamo ripudiato i conflitti ma continuiamo a farli”
29 Marzo 2026 Condividi

Zuppi a L’Aquila: “Abbiamo ripudiato i conflitti ma continuiamo a farli”

“Abbiamo ripudiato i conflitti armati, ma continuiamo a farli”. Con queste parole il cardinale Matteo Maria Zuppi ha aperto uno dei passaggi più intensi del Terzo Convegno Nazionale “Il Terremoto dell’Anima – Comunità ferita. Effetti post-traumatici per catastrofi naturali e belliche”, svoltosi oggi nella Sala Ipogea del Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila.

Un intervento che ha subito allargato lo sguardo dalla tragedia del sisma del 6 aprile 2009 alle ferite contemporanee dei conflitti, definiti dallo stesso Zuppi “la madre di tutte le catastrofi”, capaci di generare effetti profondi e duraturi sulle persone e sulle comunità.

Nel suo intervento, il presidente della CEI ha insistito sul valore della ricostruzione interiore, andando oltre la dimensione materiale dell’emergenza. “La speranza – ha sottolineato – non è un sottoprodotto, ma qualcosa di straordinario”. Richiamando l’arte giapponese del kintsugi, evocata anche nell’immagine simbolo del convegno, Zuppi ha spiegato come le fratture possano diventare occasione di rinascita: “Il vaso riparato è più prezioso di prima, perché la ferita lo rende più vero”.

Un messaggio forte contro la “cultura della perfezione”, definita illusoria e “prestazionale”, incapace di accogliere la fragilità umana. “La ricostruzione della speranza – ha aggiunto – è qualcosa di più consapevole, più umano, più pieno”.

Promosso dalla Chiesa aquilana insieme a Caritas Italiana, all’Ufficio diocesano per la Pastorale dell’Emergenza e alla Scuola di Alta Formazione in Etica dell’Emergenza dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio”, il convegno si inserisce in un percorso avviato nel 2019, anche grazie all’intuizione del cardinale Giuseppe Petrocchi. L’edizione 2026 ha registrato il tutto esaurito, confermando quanto, a quasi diciassette anni dal terremoto, il tema delle ferite post-traumatiche resti centrale nel dibattito nazionale.

I lavori, moderati da don Daniele Pinton, hanno visto la partecipazione di rappresentanti del mondo ecclesiale, accademico, sanitario e istituzionale. Tra gli interventi istituzionali, a rappresentare il Comune dell’Aquila è stata l’assessore Ersilia Lancia, mentre per la Regione Abruzzo è intervenuto l’assessore Roberto Santangelo.

“L’emergenza non finisce con la rimozione delle macerie – ha dichiarato Santangelo –. Le istituzioni devono garantire una vera prossimità alle comunità”. L’assessore ha ribadito l’impegno contro lo spopolamento e ha posto l’accento sul cosiddetto “welfare culturale”: “Partecipare a un concerto o visitare una mostra ha un impatto diretto sulla salute mentale”. Da qui la scelta di investire su eventi culturali, biblioteche e musei come luoghi di aggregazione e strumenti per rafforzare il tessuto sociale, oltre alla digitalizzazione del patrimonio per trasmettere la memoria alle nuove generazioni.

Uno dei temi centrali emersi dal convegno è stato il rischio di dimenticare. “Se perdiamo la memoria – ha ammonito Zuppi – siamo condannati a ripetere gli errori”. Il riferimento è sia alle catastrofi naturali sia ai conflitti: esperienze che non si esauriscono con la fine dell’emergenza, ma continuano a vivere nelle persone. Le ferite accompagnano per tutta la vita, ma possono diventare sapienza.

Il convegno ha così confermato il ruolo dell’Aquila come laboratorio nazionale sulla gestione delle emergenze e sulla ricostruzione delle comunità ferite. Non solo memoria del passato, ma anche impegno per il futuro.

Fonte: L’Aquila Blog