Marinella Senatore all’Aquila, “la danza per rinascere”
La strada come spazio da attraversare insieme, il corpo come linguaggio, la comunità come materia viva in movimento. Marinella Senatore racconta così ‘The School of Narrative Dance’, il progetto partecipativo che culminerà domenica 7 giugno in una parata urbana nel centro storico dell’Aquila, lungo la geografia di una città che l’artista campana guarda non con l’occhio distratto di chi arriva da fuori, ma con un rispetto dichiarato, quasi trattenuto.
“Sto incontrando una realtà pazzesca, molto resiliente, ma tanto, tanto dignitosa, per la quale nutro un profondo rispetto – dice all’ANSA -. Qui andiamo a celebrare una comunità ferita, molto variegata, che vuole conoscersi in un modo diverso”. Il lavoro, spiega, “si costruisce dal basso e non ci sono imposizioni dall’esterno”. È un passaggio centrale, perché Senatore insiste sul fatto che il format sia sì rodato, costruito negli anni in contesti diversi, in 24 Paesi e con il coinvolgimento di 8 milioni di persone, ma mai rigido.
“Quello che andiamo a realizzare è talmente site specific, è talmente unico, che ogni volta è come se fosse la prima – osserva -. Sono sempre i partecipanti che mi insegnano l’approccio giusto”. La parola che torna, inevitabilmente, è “resilienza”. Ma Senatore prova a sottrarla all’uso inflazionato e a riportarla dentro una storia concreta. L’Aquila, dice, “è evidentemente una comunità che ha sofferto dopo il sisma del 2009. Ne riconosco i segni anche pescando dai miei ricordi del terremoto in Irpinia”, una città che però ha imparato a stare nella ferita e a trasformarla in energia attiva. “Questo diventa un motore per fare delle cose qui nel presente”.
Non un semplice esercizio di memoria, dunque, ma un uso vivo della memoria stessa. Anche perché, aggiunge, qui ha trovato “una voglia di raccontarsi, una voglia di fare e di far vedere”, affidata ai linguaggi della cultura, dalla performance alla musica, dal canto alla poesia. Nel suo ragionamento c’è anche un’idea precisa di arte partecipativa, che per Senatore non può limitarsi a passare, prendere e lasciare una traccia ornamentale. “È una cosa molto difficile e anche molto seria che deve lasciare delle conseguenze, altrimenti significa che ha solo preso da una comunità e non ha lasciato”. Le conseguenze, chiarisce, non le decide l’artista.
L’artista crea un contesto. Poi sono le persone, dentro quello spazio collettivo, a produrre senso, legami, trasformazioni. Nel corso dell’incontro a Palazzo Ardinghelli, sede del Maxxi L’Aquila, Senatore ha mostrato anche immagini e video di performance realizzate a Parigi e Monaco, con il coinvolgimento di persone con disabilità in spazi urbani segnati dal ricordo. “A Monaco abbiamo sfilato sulle strade un tempo controllate dai nazisti, che avrebbero mandato a morte chiunque fosse ritenuto ‘diverso'”. Anche lì il principio, ribadito con nettezza, resta lo stesso: non sono le persone ad adattarsi alla performance, ma è la performance che si adatta alle persone, ai loro corpi, ai loro tempi, alle loro possibilità. La parata del 7 giugno attraverserà il centro storico, in un percorso ancora da definire. “Prendere la strada è un atto anche di autodeterminazione”, afferma l’artista. E subito dopo lo traduce in una frase più fisica, più concreta: “Il mio corpo sta qui nella strada, il mio corpo scassato, storto, dritto, non importa, però è il mio corpo”.
