La Corsa di Miguel comincia molto prima del via, nel passo accanto a quello di mio figlio Federico. Roma scorre intorno, mentre il centro di tutto resta lì: due respiri che cercano lo stesso ritmo. Poi arriva l’ingresso allo stadio Olimpico, con il rumore che si apre e le gambe che trovano da sole la loro misura. Si entra insieme, fianco a fianco, e per un attimo la fatica lascia spazio alla luce della pista e agli occhi pieni di quel momento. Alla fine resta il privilegio semplice di aver condiviso un tratto di strada e di vita.
