Strasburgo, stretta su terrorismo, immigrazione ed evasione fiscale
8 Giugno 2016 Condividi

Strasburgo, stretta su terrorismo, immigrazione ed evasione fiscale

 La plenaria di Strasburgo costituisce un osservatorio importante, una finestra su uno scenario internazionale in continua evoluzione. Gli scenari economici internazionali, i flussi migratori, così come i fronti caldi dalla Turchia al Venezuela sono al centro del dibattito. L’Unione europea “ribadisce la sua continua solidarietà alla Turchia, al suo governo e alla sua popolazione e riafferma il nostro impegno a lavorare strettamente insieme per combattere la minaccia globale del terrorismo”. Lo ha dichiarato la portavoce dell’alto rappresentante, Federica Mogherini, presentando le condoglianze alle famiglie delle vittime dell’ultimo attentato terroristico di Istanbul ed affermando che “ancora una volta la Turchia ha subito un attacco terroristico, che ha ucciso molte persone, alcune dei quali funzionari di polizia, e ferito molti altri con un attacco esplosivo contro un veicolo della polizia”.
MIGRANTI. Aiuti in favore dell’Africa, così come di tutti i Paesi terzi per abbassare i flussi migratori. Nel corso del dibattito con il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e con l’Alto Rappresentante Federica Mogherini, in cui è stata presentata la proposta per un nuovo “quadro di partenariato con i Paesi terzi”, la maggioranza dei deputati ha accolto con favore il rafforzamento della cooperazione con questi Paesi, mentre molti hanno criticato l’eventualità di replicare l’accordo raggiunto con la Turchia con altri paesi. La Commissione vuole stabilire un “compact su misura” con alcuni Paesi selezionati – Giordania e Libano nella prima fase, successivamente Niger, Nigeria, Senegal, Mali, Etiopia e infine Tunisia e Libia – per migliorare il controllo delle frontiere, aumentare i rientri e migliorare la vita e le condizioni di migranti e rifugiati. I partenariati strategici dovrebbero premiare i paesi disposti a collaborare con l’UE e penalizzare quelli che rifiutano tale collaborazione.
PANAMA PAPERS. Il Parlamento europeo ha poi deciso di istituire una commissione d’inchiesta sui cosiddetti ‘Panama Papers’, le rivelazioni sulle società offshore e i loro beneficiari. Compito della commissione sarà di indagare sulle presunte violazioni e sui casi di mancato rispetto, da parte della Commissione o degli Stati membri, delle norme comunitarie in materia di riciclaggio, elusione ed evasione fiscale. La commissione sarà composta da 65 membri e avrà dodici mesi per presentare la relazione finale. Le autorità italiane devono “rinunciare” al “segreto di Stato per l’ex capo del Sismi e il suo vice” e “per tre ex membri del Sismi” coinvolti nel rapimento dell’imam egiziano Abu Omar, “al fine di assicurare che la giustizia proceda senza ostacoli”.
Lo chiede l’Europarlamento riunito in seduta plenaria a Strasburgo in una risoluzione sulla relazione del Senato americano sul ricorso alla tortura da parte della Cia. “Le autorità italiane – si legge nel testo – erano a conoscenza delle torture perpetrate all’Imam” e hanno fatto ricorso al segreto di Stato “per garantire che ai responsabili fosse concessa l’immunità”. Gli eurodeputati chiedono inoltre “missioni esplorative” negli Stati membri che figurano come complici del programma di detenzione della Cia, tra cui l’Italia. La richiesta di Strasburgo si aggiunge alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 23 febbraio 2016, che ha condannato l’Italia a un risarcimento.
EVASIONE FISCALE. La Plenaria di Strasburgo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che accoglie la proposta della Commissione europea per una direttiva comunitaria antievasione fiscale nell’Ue. I deputati tuttavia chiedono con questo voto limiti più rigorosi alle detrazioni per i pagamenti degli interessi e norme più severe sui redditi esteri, con un’aliquota minima d’imposta al 15%. Al centro del dibattito anche una maggiore trasparenza per i fondi fiduciari e le fondazioni, regole comuni sulle agevolazioni fiscali per i sistemi di “patent box”, atti a calcolare il reddito derivante dalla proprietà intellettuale, e una lista nera europea dei paradisi fiscali con sanzioni contro le giurisdizioni non collaborative. La direttiva anti-evasione riflette il piano d’azione dell’OCSE per limitare l’erosione della base imponibile e lo spostamento dell’utile, e segue le raccomandazioni fatte dal Parlamento lo scorso novembre (rapporto Taxe 1) e dicembre (con le raccomandazioni giuridiche redatte da Annalise Dodds (S&D) e Ludek Niedermayer (Ppe).
Secondo questo principio, le imposte dovrebbero essere pagate nel luogo in cui sono realizzati i profitti, e dovrebbero esserci misure giuridicamente vincolanti per bloccare i metodi più comunemente utilizzati dalle aziende per l’evasione fiscale. Il Parlamento propone inoltre definizioni di termini come “organizzazione stabile”, “paradisi fiscali”, “sostanza economica minima”, “prezzi di cessione”, “canoni”, “sistemi di patent box”, “società fittizie” e altri finora suscettibili d’interpretazione. “È inconcepibile – ha detto il relatore, il socialista belga, Hughes Bayet – chiedere sempre maggiori sforzi da parte dei lavoratori, dei pensionati e delle piccole e medie imprese, mentre allo stesso tempo i ricchi e le multinazionali evadono le tasse. Oggi, la lotta contro l’evasione fiscale è diventata un tema urgente e prioritario. Si tratta di una sfida importante, non solo per riconquistare la fiducia dei nostri cittadini, ma anche per il futuro del progetto europeo”. E’ stata poi approvata una risoluzione in cui l’Ue si mobilita nel chiedere il rispetto delle libertà costituzionali in Venezuela.