Fonzi: #Jazz4Italy? Un programma di tutto rispetto
4 settembre 2017 Condividi

Fonzi: #Jazz4Italy? Un programma di tutto rispetto

Compositore, direttore d’orchestra e percussionista, classe 1977 e originario dell’Aquilano, Stefano Fonzi è stato definito dalla rivista “Guitar Club” «il vero erede musicale di Ennio Morricone». Numerose le contaminazioni jazz nel suo background fatto di arrangiamenti classici e colonne sonore. Del resto, il suo curriculum è pieno di collaborazioni dentro e fuori il “jazz-set” nazionale, da Fabrizio Bosso a Danilo Rea, passando per Simona Molinari e, soprattutto, Gino Paoli, le cui canzoni senza tempo viaggiano spesso su ritmi sincopati. Nonostante Fonzi non sia mai stato coinvolto direttamente nella maratona del jazz, il suo è un punto di osservazione privilegiato per capire le difficoltà tecniche nel mettere in piedi un evento del genere.

Maestro, quanto è difficile scegliere e assegnare le location? 
«L’allestimento delle postazioni e l’assegnazione di ciascun artista o ensemble a un determinato palco rappresenta un’operazione molto difficile tecnicamente. Anche perché, sfogliando il programma, vedo che nelle varie postazioni si alternano musicisti di natura completamente diversa l’uno dall’altro. Faccio un esempio: Francesco Petreni e l’orchestra di percussioni Bandao non fanno solamente parte della street parade, ma sono anche attesi sul palco antistante l’auditorium alle 17.30. Bene, dovranno dare il campo alla Big band di Franco Emaldi le cui esigenze di amplificazione sono del tutto diverse».

 

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Un problema soprattutto per gli allestimenti all’esterno.
«Certo, lavorare nei palazzi e nei teatri è relativamente più facile, anche se quest’anno ci sarà da fare i conti con eventuali cambi last-minute dovuti al maltempo. Se conti di suonare, ad esempio, sul ponte del Forte spagnolo, le variabili da tener presente sono moltissime, anche perché gli organizzatori hanno coinvolto realtà articolate come l’altoatesina EuregioJazzwerkstatt».

Condivide le scelte artistiche in merito alle varie line up? 
«Anche reclutare centinaia di musicisti è tutt’altro che facile, specie se si chiede di suonare con un rimborso spese minimo. Eppure, accanto ai grandi nomi (Servillo, Biondi, Roi Paci e via dicendo) Paolo Fresu e compagni sono riusciti anche quest’anno a portare avanti un programma di tutto rispetto, specie in alcune postazioni, come la scalinata di San Bernardino: dalla batteria di Lorenzo Tucci al sax di Daniele Scannapieco e poi il piano di Vincenzo Saetta, la voce di Ivan Segreto e il contrabbasso di Rosario Bonaccorso, all’Aquila con il suo quartetto “A beautiful story”. Sempre a proposito di contrabbasso, vale la pena di parlare di Gabriele Coen alla Villa. Non male le scelte vocali in campo femminile, a partire dal Saint Louis Voices diretto da Milena Nigro, davanti alla Casa dello Studente».

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro