Lorca, un mistero lungo ottant’anni
27 ottobre 2016 Condividi

Lorca, un mistero lungo ottant’anni

Ci sono morti che trascendono quanto o più della vita e quella di Federico Garcia Lorca è fra queste. Da otto decadi il poeta universale di Romancero Gitano, giustiziato il 18 agosto del 1936, agli inizi della Guerra Civile spagnola, è il ‘desaparecido’ eccellente della repressione franchista. Anche se solo uno fra le oltre 100mila vittime della dittatura interrate nelle fosse comuni, condannate al ‘patto del olvido’, dell’oblio, nella Transizione alla democrazia e alle quali, 80 anni dopo, la Spagna ancora nega giustizia e riparazione. Nei paraggi fra Viznar e Alfcar, vicino Granada, dove per anni si è creduto che il poeta e drammaturgo fosse stato sepolto, c’è la chiave di un mistero che perdura, dopo le esumazioni e gli scavi compiuti nel 2009 e nel 2013, gli ultimi a fine 2014, terminati in un nulla di fatto. Nel primo dei tentativi, autorizzato dalla Giunta dell’Andalusia, ufficialmente non si cercarono i resti dell’autore di Poeta a New York, né quelli di Dioscuro Galindo, il maestro zoppo di Pulianas che morì con lui, bensì le ossa di Francisco Galadí Melgar, uno dei due toreri ‘banderilleros’ – l’altro era Joaquin Arcollas – fucilati assieme a Lorca.

Dopo mesi di lavori, non fu ritrovata “neanche una scheggia d’ossa” – come ammise l’acheologo coordinatore degli scavi, Francisco Carrión – benché il luogo fosse quello indicato dalle ricerche del maggiore biografo di Lorca, l’ispanista Jan Gibson. E da Augustin Peñon, figlio di esiliati spagnoli in America e a sua volta omosessuale che, dopo un viaggio nella città dell’Alhambra nel 1955, decise di investigare in loco la morte del poeta, battendo per un anno palmo a palmo la zona, in quella che fino a oggi resta l’inchiesta sul terreno più documentata. Per l’individuazione della fossa comune, Gibson si era basato invece sulla testimonianza raccolta nel 1966 da ‘Manolillo el comunista’, Manuel Castilla Blanco, costretto dai franchisti a fare da becchini, che sostenne di aver materialmente interrato i 4 condannati a morte.

Il 30 novembre 2013 si tornò a scavare, sempre nell’area di Afcar, partendo da una nuova ipotesi basata sulle ricerche degli investigatori Eduardo Molina Fajardo e Miguel Caballero, che individuarono la fossa comune nella zona del Peñon del Colorado, a 500 metri dal Barranco de Viznar, ritenuta l’iniziale ubicazione. In quella che è stata poi ribattezzata Fossa C2, l’archeologo Ivan Sanchez ha localizzato i resti di 3 corpi sovrapposti ed è convinto che, se si fosse continuato a perlustrare la zona, si sarebbe individuato anche il quarto. Era sicuro di trovarsi davanti alla sepoltura di Lorca. Ma, per dimostrarlo, avrebbe dovuto esumare gli scheletri e non ne aveva l’autorizzazione. Sanchez ha messo a conoscenza dei risultati la Procura di Granada, che però ha archiviato il caso.

Il silenzio della giustizia spagnola è stato la costante in questi decenni. In un rapporto anonimo del comando superiore di polizia di Granada, datato 1965 ed emerso un anno fa, il poeta e drammaturgo, sempre descritto come ‘rojo y maricon’, comunista e omosessuale, è segnalato come “socialista e massone”, affiliazione quest’ultima odiata dal caudillo Franco. Gli si attribuisce la “pratica dell’omosessualità, abberrazione arrivata ad essere vox populi”. Ma erano queste ragioni sufficienti per eliminarlo in tutta fretta all’inizio del conflitto fratricida? E solo poche settimane dopo che, impaurito, da Madrid Lorca aveva deciso di rientrare a Granada, nella Huerta de San Vicente, la tenuta di famiglia, per poi cercare protezione in casa dei fratelli Rosales Camacho, amici ed antichi falangisti di destra, dove però fu stanato e portato alla sede del governo civile per essere interrogato e, infine, giustiziato.

Ad alimentare gli interrogativi anche le reticenze dei discendenti, della nipote Laura Garcia Lorca in particolare, che si è sempre opposta all’esumazione dei resti di Federico. Il nuovo tentativo di cercare la fossa del poeta, avviato nel 2014 e poi paralizzato per mancanza di fondi, potrebbe ora avere nuovo impulto. Promosso dall’Associazione ‘Regreso con Honor’, mira a verificare la versione del Capitano Nestares, capo del fronte nazionalista-franchista di Viznar durante la guerra, che segnalò il campo di addestramento come il luogo dell’interramento di Lorca e del compagni di morte. In realtà, si cercano due vecchi pozzi d’acqua, presumibilmente utilizzati come fosse, a dieci metri di profondità sotto tonnellate di terra, in un’area rimossa tanti anni fa dalle ruspe per costruire un campo di calcio. Per ora non c’è traccia dei pozzi, ma sono stati richiesti altri permessi per continuare a scavare.

Il fallimento dei vari tentativi ha rafforzato le speculazioni sulla possibilità che l’autore di La casa di Bernarda Alba possa già essere stato esumato a metà degli anni ’50, in concomitanza col rientro della sua famiglia in Spagna dopo anni di esilio negli Stati Uniti. I discendenti lo hanno sempre categoricamente negato e non esistono prove di questa ipotesi, pure ventilata da ricostruzioni di storici e ricorrente nei racconti orali a Granada. Rafforzata dopo la pubblicazione del libro ‘El enigma de una muerte. Cronica comentada de la correspondencia entre Augustin Peñon y Emilia Llanos’, della giornalista e scrittrice Marta Osorio, che recupera il carteggio fra Augustin Peñon ed Amilia Llanos medina, l’unica amicizia amorosa femminile e confidente di Federico Garcia Lorca, donna colta e indipendente dlla buona borghesia di granada, morta nel 1967.

In una delle missive indirizzate a Peñon, datata luglio 1957, Emilia riconosce: “Quello che ti ho raccontato del nostro amico sembra certo, la stessa attitudine della famiglia è strana, non posso dirti per lettera chi me l’ha rivelato, una persona altolocata. Sì, il luogo era fra gli ulivi, poi gli hanno cambiato posto”. E risale a un anno fa l’iniziativa dell’Associazione per il Recupero della Memoria Storica ARMH, che ha presentato una denuncia per la ‘scomparsa’ di Garcia Lorca al giudice argentino Maria Servini, che dal 2000 indaga a Buenos Aires sui crimini franchisti e, proprio in occasione dell’ottantesimo anniversario della morte del poeta, ha deciso di inserirla nell’inchiesta.

Fonte: il Mattino