Così l’Occidente sottovaluta i mezzi persuasivi di Daesh
11 gennaio 2016 Condividi

Così l’Occidente sottovaluta i mezzi persuasivi di Daesh

Immergersi nella rete globale di relazioni tra istituzioni, organizzazioni e soggetti economici da un lato all’altro del pianeta. Interagire con fonti aperte, accessibili ai canali di comunicazione più comuni (giornali, televisioni, social media), ma anche con canali che conducono a informazioni segrete e riservate, attraverso una vera e propria attività di intelligence. Un viaggio nel cyberspazio (blog, forum, risorse multimediali condivise) che in questi anni non si è solo sviluppato a livello superficiale, ma nasconde una parte non emersa dell’iceberg che è fino a 500 volte più grande, con tanto di “Blackbook”, il Facebook del web “oscuro”. Una dimensione parallela e profonda (non a caso è conosciuta come “deep web”) in cui ogni utente si orienta nel più completo anonimato per portare avanti operazioni lecite e non illecite, dalla compravendita di droga, armi, materiale pedopornografico fino ad arrivare a pianificare azioni terroristiche.

If you’re reading this, that means you have managed to reach the hidden wiki, the door of the deep web. Be careful of the sites taht you choose to visit, on each different site you will run the risk of being scammed, to be traumatized, hacked and/or discover something you never imagined existed before. Good luck. Yhis is just the door of the deep web. (Tra le righe di Hidden Wiki c’è una sorta di epigrafe stile “Per me si va nella città dolente”)

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Orientarsi in entrambe le dimensioni della rete, significa mettere in campo una serie di attività su cui da tempo si concentra la ricerca di Antonio Teti, responsabile del settore applicativi per le risorse umane, stipendi e contabilità – area informatica dell’Università “d’Annunzio”, ma soprattutto docente di Governance, Cyber security e Cyber intelligence in diverse università italiane.
Nato a Lanciano 51 anni fa, vive e lavora a Chieti e ha al suo attivo numerose pubblicazioni del settore e le sue ricerche trovano spazio su testate a diffusione nazionale come Il Sole 24 ore, Il documento digitale, Eutekne, Gnosis, la rivista italiana di Intelligence dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna).

Interessanti, ad esempio, i suoi studi in merito ai mezzi di comunicazione e di persuasione a supporto dell’Isis, così come è stimolante il percorso affrontato nel suo ultimo saggio “Open source, intelligence & cyberspace. La nuova frontiera della conoscenza” (Rubbettino). «L’Isis sta costruendo un vero e proprio Cybercaliffato», spiega, «le capacità di queste organizzazioni nel digitale vanno ben oltre la semplice conoscenza dei mezzi. I cyber jihadisti aprono e chiudono continuamente profili sui social network più comuni (come Facebook, Twitter) per interagire con le cellule “dormienti” in ogni parte del globo. I profili rimangono attivi per un brevissimo lasso di tempo e talvolta è possibile identificare un flusso di follower che si sposta da un account all’altro». Del resto, sono circa 271 milioni i nickname presenti su twitter e si stima che oltre il 7% sia costituito da profili non reali.

copProfessor Teti, come giudica il lavoro delle organizzazioni occidentali in rapporto alla minaccia da parte di cellule terroristiche capaci di colpire in qualsiasi momento? «A mio avviso, l’Europa e più in generale l’Occidente, ha sottovalutato le enormi potenzialità comunicative e persuasive dell’Isis: in pochi anni sono riusciti a creare un sistema capace di sfruttare le competenze dei migliori esperti di informatica, comunicazione, psicologia, arruolati tra quelli che hanno deciso di supportare la causa jihadista. Stiamo parlando di un sistema in grado di divulgare messaggi audiovideo “straordinari” dal punto di vista tecnico, capaci di creare un grande impatto visivo. Messaggi divulgati anche attraverso comuni applicazioni per mobile: dopo qualche timido tentativo di utilizzo di whatsapp, ritenuto inaffidabile e insicuro, i cyber jihadisti hanno scoperto ad esempio un’applicazione di messaggistica istantanea di assoluta rilevanza per le loro comunicazioni: telegram, un’alternativa gratuita che garantisce massimi livelli di sicurezza. L’attività di intelligence in questo momento storico è particolarmente difficile».

Che cosa s’intende per intelligence? «Non stiamo parlando di un’attività appannaggio dei soli governi, qualsiasi azienda che lavora nel mercato internazionale, prima di immettersi in un particolare settore, conduce operazioni di intelligence per capire la portata e i rischi in prospettiva della propria attività. Qualsiasi guerra e tentativo di esportazione forzata della democrazia occidentale nasconde la necessità di sostenere determinati flussi finanziari ed economici».

D’altro canto, anche la vicenda dei rolex contesi in Arabia Saudita, al di là degli aspetti grotteschi, ha messo in luce quanto le imprese italiane siano interessate a fare affari con i Paesi arabi. Nella delegazione a seguito del premier Renzi, infatti, c’erano i vertici di alcune aziende statali (Finmeccanica) e private (Salini Impregilo). «La posizione dell’Occidente nei confronti dell’Arabia è imbarazzante», commenta Teti, «tutti sanno che questo Paese sostiene l’Isis, ma i governi Usa e Ue sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco perché le proprie imprese non possono rinunciare a fare business da quelle parti».

di Fabio Iuliano – fonte il Centro