9 dicembre 2009 Condividi

Riaprono i locali “Boss” e “bar Nurzia”

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di Fabio Iuliano

L’AQUILA. «È un piccolo passo per L’Aquila, ma un grande passo per tutti gli aquilani». Gli occhi di Daniele Giuliani, ma gli amici lo chiamano Giotto, sono lucidi, forse per l’emozione nel vedere di nuovo piazza Regina Margherita gremita di gente in occasione della riapertura della storica cantina «Ju Boss», il primo locale a tornare all’opera in zona rossa, fatta eccezione per il piccolo chiosco di piazza San Bernardino già attivo da giorni. Una festa per «giovani» di quattro generazioni in giro fino a tardi anche per la riapertura del bar Nurzia in piazza Duomo.

LAMBRUSCO E CHITARRE
Il primo brindisi ufficiale al Boss è fissato alle 11, ma c’è chi, per paura di non trovare parcheggio, si presenta davanti alle porte della cantina anche con un’ora di anticipo. Basta poco per intasare via Castello, tra chi cerca parcheggio e chi procede a piedi. Non ci vuole molto neanche per riempire piazza Regina Margherita, alle porte della zona rossa. Gente che canta, che inneggia all’Aquila rugby, gente che suona la chitarra o che balla a ritmo di pizzica. Un’intera piazza, disabitata fino a qualche giorno fa, che torna a vivere com’era il 5 aprile. Tra una «tazza» e uno spizzichino, i cittadini rivivono il loro primo aperitivo della nuova era, offerto dai fratelli Giorgio e Franco Massari, eredi di quel Mariano Massari che nel 1931, di ritorno dall’America, decise di aprire una cantina qui, in questo edificio che era stato il convento di San Francesco.

LA STORIA TRA I BANCHI
«La storia dell’Aquila passa dai banchi di questo locale», commenta la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, anche lei presente a festeggiare questa riapertura. «Tutti i cittadini sono passati per questa cantina che, per me, ha un valore affettivo importante considerando che ho fatto al Boss la festa del mio matrimonio». La cantina risale al 1881 e si appoggia su una struttura realizzata ai tempi del Castello cinquecentesco, che ha resistito al terremoto del 1703 e a quello del 2009. Alla fine degli anni ’70 il locale rimase chiuso per qualche mese per lavori di ristrutturazione. Riaprì proprio, coincidenza vuole, il 6 aprile 1978, come certificato da una pagina di Abruzzosette che si vede in una cornice di fronte al bancone. Sulle bacheche ci sono ancora le locandine appese nei giorni precedenti al terremoto che resteranno lì fino a nuovo ordine.

LE FAMIGLIE
È anche una giornata di festa per le famiglie, che arrivano in massa in via Castello parcheggiando praticamente ovunque, anche nei giardini antistanti il Forte Spagnolo. Per i più piccoli c’è l’albero di Natale confezionato davanti alla statua del Tritone con i desideri da appendere e le palline «L’Aquila bella me’». Per tutti c’è grande voglia di normalità. «Sono nato in via Castello», racconta Giacomo Bonanni, sessantenne, «e questa piazza è la mia seconda casa. Sono felice di condividere questa gioia assieme ai tanti giovani che sono la nostra speranza di riprenderci questa città». Impressioni condivise da molti. Nessuno dimentica, anche in un contesto di festa, le problematiche della città e c’è chi passa la mattinata a distribuire volantini per chiedere al governo di mantenere fede alle promesse sulle agevolazioni fiscali nel cratere.

I GIOVANI
Sono i giovani i protagonisti della giornata. Sono loro che per settimane si sono scambiati messaggi e link sulla riapertura. In mezzo ci sono tanti studenti fuori sede, con il bicchiere in mano, a rimpiangere le serate prima del terremoto. «Siamo studenti di ingegneria», spiegano due ragazzi di Penne. «Avevamo fatto di questa piazza il nostro punto di ritrovo dopo un esame o tante ore di lezione». Dei due, che non hanno abbandonato la facoltà aquilana, solo uno ha trovato casa, mentre l’altro è costretto a fare avanti e indietro con i mezzi dell’Arpa.

LA ZONA ROSSA
Le porte de «Ju Boss» si chiudono prima dell’ora di pranzo, ma la gente rimane nella piazza tutto il pomeriggio. Migliaia di persone a fare avanti e indietro anche solo con la scusa di ritrovare un amico e scambiare due chiacchiere. A sera c’è anche qualche disordine a causa di un gruppo di persone che varca la zona rossa, costringendo le forze dell’ordine a intervenire e consolidare il posto di blocco, all’altezza delle transenne di corso Vittorio.

AL BAR NURZIA Centinaia di persone hanno poi raggiunto Piazza Duomo, attraversando corso Federico II buio e pieno di transenne e puntellamenti, per arrivare in tempo alla riapertura del bar Nurzia, altro storico locale di prodotti tipici aquilani che riapre oggi, nel giorno dell’Immacolata, insieme alla cantina del Boss. Alla serata inaugurale sono state offerte degustazioni ed è stato montato un albero decorato con i classici torroni. È stata, per molti, un’occasione di tornare in Piazza Duomo, luogo simbolo del centro storico, per molto tempo inaccessibile a causa del sisma del 6 aprile. «Sono tutti segnali incontrovertibili, c’è una grande voglia di ricominciare». Il prefetto Franco Gabrielli commenta così questa giornata, gustando un caffè al bancone del bar. «Questa riapertura è stata una scommessa», spiega la titolare Natalia Nurzia.

«Ci siamo imposti di tornare a lavorare in questa zona senza neanche avere un posto dove fare il torrone», prosegue, «ma ce l’a bbiamo messa tutta per riaprire a Natale. Non avevamo mai chiuso, in tanti anni di storia». Nel laboratorio lavorano 8 persone, insieme ai dipendenti del bar. Il resto della serata lo ha fatto il sound di Carosone dj. Degustazioni a cura dello staff di «Scherza col cuoco», un’iniziativa promossa da Carlo Gizzi e Valeriano Salve. Un team specializzato nell’organizzazione di molti eventi che fanno da contorno alla buona tavola. La piazza principale sperimenta, in questi giorni, delle nuove luminarie, mentre l’a rtista Valter Di Carlo ritocca la sua statua dedicata alle vittime del terremoto davanti alla gente incuriosita.

L’Aquila ha due volti. Da una parte il desiderio di lasciarsi coinvolgere dai rumori e dai colori della festa più attesa. Dall’a ltra una sorta di pudore per il solo fatto di pensare ancora ai regali, a ornare case, a rispolverare presepi, quando a molti il sisma non ha concesso quest’opportunità.