Paola Quattrini: sono mie le paure di questa “fuggitiva”
6 Marzo 2026 Condividi

Paola Quattrini: sono mie le paure di questa “fuggitiva”

Due donne che scappano dalle loro vite e si ritrovano sulla stessa strada. Da qui parte Le fuggitive, la commedia con Paola Quattrini e Gaia De Laurentiis in scena questa sera (ore 20.30) all’Aula magna del campus “Saliceti” dell’Università di Teramo per la stagione della Società della musica e del teatro “Primo Riccitelli”. Una storia che alterna ironia e malinconia, costruita sull’incontro tra due protagoniste molto diverse ma unite dal desiderio di libertà e dalla paura di essere messe da parte. A 82 anni, Quattrini ha esordito a quattro nel cinema ed è oggi una delle attrici più riconoscibili del teatro italiano, storica “regina” della commedia brillante legata anche ai successi di Garinei e Giovannini. Parallelamente ha attraversato repertori impegnativi (da Sartre a Pasolini, Tennessee Williams e Dostoevskij) e il cinema, dai Vanzina a I No Spik Inglish e Le finte bionde, rivendicando: «Sono un’attrice: posso far ridere e piangere».

Partiamo dallo spettacolo. Le fuggitive mette insieme due donne molto diverse che scappano dalle loro vite.
«Sì, sono due donne con storie e età diverse. Una scappa dalla famiglia dopo aver sopportato per vent’anni. L’altra, che sono io, scappa da una casa di riposo dove il figlio l’ha messa. Non è una donna molto materna: non parla bene del figlio e ancora meno della nuora».

Il suo personaggio, Claudia, però continua a guardare avanti.
«È una donna che ha vissuto molto ma ha ancora voglia di vivere. Tutto quello che c’è davanti vuole viverlo fino in fondo. Poi succedono molte vicissitudini che non racconto perché sarebbe come svelare la fine di un libro. È una specie di avventura, un po’ come Thelma & Louise, due donne che partono insieme».Lo spettacolo parla anche della paura di essere messi da parte.
«Sì, è un tema che attraversa tutta la storia. Non riguarda solo il personaggio più anziano, ma anche l’altra donna. È la paura di essere archiviati, di diventare invisibili».

Quanto le somiglia questo personaggio?
«Molto. Forse è quello che mi somiglia di più tra tutti quelli che ho interpretato. Ha la mia età e la stessa voglia di vivere, di guardare avanti. In altri ruoli dovevo ringiovanirmi o interpretare qualcuno molto diverso da me. Qui invece c’è molta Paola dentro Claudia».

Dopo una carriera così lunga esiste ancora la paura di essere messi da parte?
«Certo che esiste. Ogni volta che finisce una commedia c’è quella paura. Quando il telefono non squilla e non arriva una proposta nuova pensi che quella appena finita possa essere l’ultima. Poi magari arriva la telefonata e senti il cuore che ricomincia a battere».

A 82 anni continua a fare tournée. Come si vive questa età sul palco?
«Io li vivo molto bene. So di avere un’età importante, ma mi sento come se ne avessi quaranta o cinquanta. Ho la fortuna di avere un fisico che mi aiuta e una buona salute. E sì, anche un po’ di palestra».

La tournée resta impegnativa.
«Molto. Quando arrivi a recitare hai già fatto un viaggio, spostato valigie, cambiato alberghi, dormito in letti diversi, mangiato in posti che non conosci. Tutto questo prima ancora di salire sul palco».

Poi però arriva il pubblico.
«E quello cambia tutto. Sentire il brusio della sala dietro il sipario, prima di cominciare, è qualcosa che ti scalda il cuore».

Con Gaia De Laurentiis formate una coppia inedita. Come funziona?
«Benissimo. Non è scontato, perché tra attori a volte c’è rivalità, anche se nascosta. Qui invece no. Forse perché abbiamo due parti davvero alla pari. Con Gaia ho trovato una buona amica».

Quanto conta questo rapporto anche fuori dal palco?
«Conta moltissimo. Sentirmi amata dentro una compagnia mi spinge a dare il meglio. Anche se siamo in pochi si crea una piccola famiglia, e quell’energia arriva anche al pubblico».

In una frase, cos’è Le fuggitive?
«Uno spettacolo molto divertente, la gente ride molto più di quanto immaginassimo. Ma il regista Stefano Artissunch lo ha reso anche molto poetico, con le luci, la musica e la profondità dei personaggi».

Che rapporto ha con l’Abruzzo?
«Buono. Ho mia nipote Domitilla che studia a Pescara all’università, quindi direi ottimo. Quando hai una persona a cui vuoi bene in un posto, quel posto diventa automaticamente caro. Ci vado spesso e mi trovo bene».

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro