Poesie e canzoni in carcere con il premio Bonanni
22 Novembre 2025 Condividi

Poesie e canzoni in carcere con il premio Bonanni

Anche quest’anno il Premio Letterario Internazionale “L’Aquila – Bper Banca”, intitolato a Laudomia Bonanni, è entrato nella Casa Circondariale delle Costarelle grazie alla sua sezione dedicata ai detenuti, trasformando per qualche ora il carcere in un luogo di ascolto, di condivisione e di emozione intensa. La Cerimonia di Premiazione della XIV edizione, che si è svolta oggi, ha visto la presenza dell’ospite d’onore Somaia Ramish, accompagnata dall’interprete e curatrice Giorgia Pietropaoli, la poetessa afgana in esilio, che con la sua voce ha offerto ai presenti uno dei momenti più toccanti dell’intera giornata.

“La poesia diventa strumento di riscatto, di dialogo, di speranza. Dare voce a chi vive una condizione di fragilità significa credere che la parola possa aprire strade nuove”, hanno ricordato gli organizzatori aprendo l’incontro, sottolineando il valore umano e sociale di una sezione che rappresenta il cuore più pulsante del Premio. La direttrice del penitenziario, Barbara Lenzini, ha accolto con emozione il pubblico composto dagli studenti del Liceo Classico “Cotugno”, del Liceo “Duca d’Aosta”, accompagnati dai loro professori, da diversi ospiti istituzionali e da un gruppo di detenuti.

Alla conduzione, la giornalista Angela Ciano, visibilmente coinvolta dall’atmosfera dell’incontro, insieme a Luciana Cicino, coordinatrice dell’istituto penitenziario, che hanno introdotto la voce di un detenuto incaricato di leggere un messaggio intenso: parole di gratitudine rivolte alla direzione e agli organizzatori per aver creato, ancora una volta, uno spazio di ascolto e di dialogo. “La poesia oltrepassa ogni barriera – ha detto – è un ponte che ci unisce alla comunità che sta fuori”. Profonda e partecipata l’analisi dell’On. Stefania Pezzopane, presidente del Premio, che ha definito questa sezione “un’edizione speciale”, necessaria per ricordare che il carcere è un mondo a parte “ma che a parte non lo è affatto”. La letteratura e l’arte, ha sottolineato, diventano strade possibili per la rinascita.

A portare i saluti del Comune dell’Aquila è stata la consigliera Gloria Nardecchia, in rappresentanza del Sindaco Pierluigi Biondi, la rappresentante della Direzione Communication di Bper Banca Lorena De Vita, sponsor del Premio ha ribadito l’impegno dell’istituto nel sostenere progetti culturali dal profondo valore sociale. Il segretario del premio Giuliano Tomassi ha poi dato avvio alla consegna simbolica delle targhe ai vincitori del concorso.

Prima dell’annuncio dei risultati, Liliana Biondi, membro della Giuria tecnica, ha letto le poesie premiate: il secondo posto ex aequo è andato a un detenuto della Casa Circondariale di Sulmona con la poesia “Liberi” e l’altro proveniente dalla Casa Circondariale di Pisa con la poesia “Amore per sopravvivere”. Primo posto attribuito a un autore della Casa Circondariale di Volterra (Pi) con la poesia “Non era amore” sul tema della violenza delle donne. Per ragioni di tutela dei detenuti, i nomi dei vincitori non sono stati divulgati, ma l’emozione suscitata dai testi è stata il vero centro di questa sezione.

La musica come respiro, il momento particolarmente apprezzato quello, grazie a Fabio Iuliano, docente e giornalista, che ha seguito negli ultimi mesi un gruppo di detenuti in un percorso di formazione sonora. Con uno di loro si è esibito in due brani dal vivo; toccante l’interpretazione di “No woman, no cry” di Bob Marley, che ha fatto vibrare la sala di una partecipata intensità.

Il momento più coinvolgente dell’incontro è arrivato con l’intervento di Somaia Ramish, poetessa afgana costretta all’esilio nei Paesi Bassi e considerata “pericolosa” dal regime talebano per la sua libertà e per la sua parola. “Essere qui è un’emozione enorme – ha detto -. Ringrazio voi tutti per avermi dato l’opportunità di partecipare a questo Premio. Sono stata forzata a lasciare l’Afghanistan, e ora non ho una patria. Ovunque io vada cerco una casa. E oggi, grazie a questa accoglienza, sento di averla ritrovata.”

La poetessa ha raccontato come la scrittura sia diventata per lei l’unico luogo possibile per custodire la sua terra e dare voce alle donne afgane costrette al silenzio: “Attraverso me, state dando voce a tutte le donne dell’Afghanistan.” La lettura in lingua persiana di alcune sue poesie – melodica, intensa, di una bellezza quasi ipnotica – ha lasciato la sala in un silenzio emozionato, carico di gratitudine.

Le foto sono di Luigi Baglione – di Sabrina Giangrande – Fonte: Ristretti.it e L’Aquilablog.it