18 aprile 2008 Condividi

SIAMO NOI L’ITALIA DEI CORROTTI

GHERARDO COLOMBO ALL’AQUILA.

di Lisa D’Ignazio *

L’AQUILA. Ai due incontri cittadini, organizzati dal circolo Querencia, Gherardo Colombo ha parlato dell’Italia come di unna nazione della scorciatoia, della corruzione, del clientelismo dove sono concentrati i comportamenti deviati rispetto alle negli ambiti più disparati: dal medico che rilascia certificati in cambio di qualche fabore all’arbitro che accetta dietro pagamento di non vedere alcune scorrettezze; dal salumiere che regala prosciutti per non avere sanzioni, dal vigile al politico che paga tangenti per favoritismi e voti.

E’ questo il "Paese immaginario" di Colombo, il pm protagonista di inchieste storiche (P2, delitto Ambrosoli, processi Imi, Mani pulite, Sir Lodo Mondadori, Sme) che l’anno scorso, proprio a 15 anni di distanza da tangentopoli, ha deciso di dimettersi. "Le dimmissioni" confida al pubblico dell’Aula Magna di palazzo Camponeschi "non sono dipese da sfiducia e disaffezione nella funzione giudiziaria ma dalla convinzione che la giustizia non può funzionare e costituire un punto di riferimento nelle relazioni tra i cittadini, se non cambiano i rapporti tra i cittadini e le regole se, cioè, non esiste una condivisione sul fatto che debba funzionare. E’ questo il messaggio del suo ultimo libro "Sulle Regole" (edizioni Feltrinelli, 2008). "La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non le comprendono tendono ad eludere le norme, quando le vedono faticose, e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà. Perché la giustizia funzioni è necessario che cambi quel rapporto". Partendo dal presupposto che la giustizia se operata solo dall’interno, nelle aule dei tribunali, non è sufficiente. Gherardo Colombo ci ha provato dall’esterno, attraverso una profonda riflessione sul valore e sulla cultura della legge in Italia.
L’obiettico è educare alla legalità: una parola neutra che indica l’osservanza della legge qualunque essa sia ma anche il contenitore vuoto che ha bisogno di essere riempito, e per essere riempito ha bisogno di essere condiviso.
"Viviamo in una società in cui contano la forza, la furbizia, il potere, l’intrigo, l’accomodamento, la disonestà: cose che si praticano, ma anche cose di cui spesso ci si lamenta. Come se esistesse un divario tra le parole e il comportamento. Per uscire da questa sconcertante situazione – secondo il pm – bisogna riscoprire il senso profondo delle regole che stanno alla base della convivenza civile: trovare un punto di riferimento ideale che egli individua nel rispetto dei valori della persona secondo un modello di vita orientato al riconoscimento e alla valorizzazione dell’altro. L’origine di tutto sta nell’atteggiamento dei cittadini che devono impegnarsi concretamente per la che devono impegnarsi aper la creazione di una società orizzontale: una società che prevede una distribuzione omogenea die carichi e delle possibilità, dei doveri e dei diritti, in particolare quelli fondamentali". Ad essa Colombo contrappone "la società verticale: quella delle gerarchie, della competizione e dei privilegi. Quest’ultimo tipo di società è avvertibile dietro ogni forma di ingiustizia verificatasi nel corso della storia. Partendo dai tempi in cui pratiche come la schiavitù o il sacrificio umano erano ben radicate nella società, si è giunti a un momento in cui queste non solno più ammissibili. Bisogna mettersi nella prospettiva di coloro che vivevano quelle epoche, per i quali era inconcepibile, se non addirittura utopistico, il superamento di tali pratiche. Eppure esse sono scomparse perché l’umanità ha cominciato a pensare in modo diverso. Lo stesso vale per il male della nostra società che costituisce un problema culturale prima che politico. Si può passare da una società in cui le persone sono strumenti momentanei senza alcuna considerazione per il futuro (la società verticale), ad una in cui vige il rispetto di se stessi e degli altri (società orizzontale). Se non applichiamo le regole di riconoscimento della persona e il loro valore, ne riconosciamo e applichiamo delle altre dalle quali dipendono la corruzione, la raccomandazione".
Il rispetto delle regole non dipende dal riconoscimento di un’autorità superiore a cui obbedire ma dalla nostra stessa natura. Per esempio se non rispettassimo le regole della comunicazione, per cui, ciò che riconosco come una mela si chiama "mela" e non "banana", non riusciremo a capirci. E’ il nostro comportamento a indirizzare la società. "Ognuno" spiega Colombo "ha una responsabilità e un potere. Succede, però, che spesso rinunciamo al potere che abbiamo, cosicché la società verticale in cui viviamo ci deresponsabilizza, ci dà l’impressione di essere sicuri, limita la nostra libertà ponendoci in una condizione più comoda. Preferiamo delegare le nostre responsabilità alle Istituzioni che finiscono per essere concepite come qualcosa di diverso dalla cittadinanzia, in una sorta di separazione psicologica".
E’ la responsabilità individuale il motore del cambiamento per una società migliore in cui l’assenza di corruzione e privilegi non sia più un’utopia. E’ questo il messaggio profondo di Gherardo Colombo, a cui tutti noi dobbiamo la nostra più sentita gratitudine.

 
* studentessa della facoltà di lettere