L’Aquila–Londra, la biotech Vesalic apre nuove strade sulla Sla
8 Febbraio 2026 Condividi

L’Aquila–Londra, la biotech Vesalic apre nuove strade sulla Sla

La pioggia fine scivola sui vetri di St James’s. Dentro la Royal Over-Seas League, a Park Place, il tempo sembra rallentare tra un via vai discreto di professionisti, ricercatori, freelance, artisti. È qui che, durante un viaggio privato a Londra, incontro Valeria Ricotti, aquilana di origine, medico e scienziata con una carriera costruita tra accademia, innovazione e imprenditoria biotech. Vive e lavora nel Regno Unito, pur mantenendo un legame costante con la sua città natale. Un filo che non si spezza anche quando il percorso professionale porta lontano e che affiora con naturalezza nel dialogo.

Sullo sfondo, però, c’è un passaggio concreto e attuale: oggi la biotech Vesalic, da lei co-fondata e guidata come amministratrice delegata, esce ufficialmente dalla modalità “stealth”, chiudendo la fase di riservatezza in cui il progetto è rimasto fuori dai riflettori mentre si consolidavano basi scientifiche e proprietà intellettuale, e presentando al pubblico il lavoro sviluppato negli ultimi anni.

Il percorso di Ricotti è quello di una generazione di professionisti che ha scelto di formarsi e crescere all’estero senza recidere il legame con le proprie radici. Un cammino che unisce territorio e innovazione, locale e globale, attraverso collaborazioni con prestigiosi centri di ricerca internazionali, dall’University College London all’Imperial College London, fino a realtà cliniche e accademiche italiane come il Nemo di Milano e l’Università di Ferrara, oltre a una rete di collaboratori di alto profilo scientifico nel campo delle malattie neurodegenerative.

Una nuova ipotesi sulla Sla

L’uscita dalla modalità “stealth” segna l’inizio di una nuova fase: Vesalic rende pubblico il progetto scientifico e tecnologico su cui ha lavorato negli ultimi anni, aprendo alla comunità scientifica e al pubblico una piattaforma di ricerca finora rimasta riservata. Un passaggio che accompagna una notizia che oggi diventa pubblica e che punta a incidere sulla comprensione e, potenzialmente, sulla gestione di alcune malattie neurodegenerative. Vesalic ha identificato un processo patologico sistemico, in gran parte esterno al sistema nervoso centrale, ritenuto un possibile fattore chiave nello sviluppo delle malattie del motoneurone: patologie neurodegenerative gravi e progressive che compromettono la capacità del cervello di controllare i movimenti volontari. Tra queste rientra la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), una malattia che porta nel tempo a una perdita progressiva delle funzioni motorie e che, nella maggior parte dei casi, ha un’aspettativa di vita limitata a pochi anni dalla diagnosi. “Le nostre scoperte potrebbero ridefinire in modo sostanziale il panorama della diagnosi e del trattamento della Sla, così come di altre malattie neurodegenerative”, commenta Ricotti. “Abbiamo compiuto progressi significativi nello sviluppo del nostro programma terapeutico per la Sla, della tecnologia biomarker e nella costruzione del nostro portafoglio brevettuale. Continuiamo ad andare avanti con determinazione e non vediamo l’ora di condividere ulteriori aggiornamenti nei prossimi mesi”.

Una lettura non invasiva della malattia

Da questa scoperta è nata una nuova classe di biomarcatori basati sull’analisi degli esosomi, piccole vescicole presenti nel sangue che agiscono come “messaggeri” tra le cellule. Nella Sla, questi messaggeri trasportano segnali biologici alterati che riflettono i meccanismi di base della malattia e il processo patologico in atto. Analizzarli consente di ottenere informazioni preziose in modo rapido e non invasivo, aprendo la strada a diagnosi più precoci e alla possibilità di seguire nel tempo l’evoluzione della patologia e la risposta dei pazienti a nuove terapie sperimentali.

La stessa intuizione scientifica ha inoltre aperto la strada allo sviluppo di una potenziale terapia: Vesalic sta lavorando a un trattamento mirato a neutralizzare questi segnali biologici tossici prima che possano raggiungere e danneggiare i motoneuroni. L’obiettivo è rallentare la progressione della malattia intervenendo sui meccanismi alla base del processo degenerativo. Studi preclinici sono attualmente in corso per valutare l’efficacia di questo nuovo approccio.

Dentro Vesalic

Fondata all’inizio del 2023, Vesalic vede tra i propri fondatori, oltre a Valeria Ricotti (Ceo), il professor Thomas Voit (Chief Scientific Officer) e John McLaren (Executive Chair). La società ha raccolto finanziamenti iniziali da investitori individuali, inclusi i propri amministratori non esecutivi Elie VannierOscar Schafer e Simon Black, oltre a investitori di rilievo come Bertrand Meunier.

“Anni di focus su target specifici del cervello e del sistema nervoso centrale si sono rivelati in gran parte infruttuosi nella ricerca di biomarcatori e terapie per la Sla e altre malattie neurodegenerative”, valuta il professor Voit. “È fondamentale esplorare nuove ipotesi scientificamente fondate, inclusi potenziali driver patogenetici sistemici. Potrebbero rappresentare la chiave per sbloccare progressi tanto attesi per i pazienti”.

Ricotti è imprenditrice e clinico-scienziata con una solida esperienza nello sviluppo di terapie avanzate e biomarcatori, ponendosi come ponte tra innovazione accademica e traduzione biotech. Voit guida le attività scientifiche di Vesalic ed è inoltre Vice Dean per Innovation and Enterprise alla Faculty of Population Health Sciences dell’University College London e Direttore del National Institute of Health Research, Great Ormond Street Biomedical Research Centre.

Un tono misurato, lontano dagli annunci facili

Ciò che emerge dall’incontro londinese è un approccio alla scienza rigoroso e misurato, consapevole dei tempi e della complessità della ricerca, lontano da annunci enfatici. Dall’Aquila a Londra, passando per laboratori e centri di ricerca, prende forma una storia di competenze, visione e responsabilità: un’Italia che lavora nel mondo e che, quando decide di uscire allo scoperto, lo fa con cognizioni di causa.

Quella di Valeria Ricotti, d’altra parte, è tra le 19 “Storie di italiane eccellenti” che hanno ottenuto un riconoscimento in Senato, lo scorso anno a Palazzo Giustiniani. Ricercatrice, con formazione nella neurologia e nella psichiatria infantile, imprenditrice e scrittrice, Ricotti è originaria del capoluogo abruzzese, dove ha frequentato il liceo classico prima di iscriversi al Royal College of Surgeons di Dublino, con specializzazione in pediatria, per poi trasferirsi a Londra.

Oltre a Vesalic è fondatrice di Parterra, altra startup biotech che sviluppa soluzioni avanzate per malattie rare, neurodegenerative e patologie cutanee. Tra le sue ricerche c’è “Avatar”, una tecnologia che crea un gemello digitale del paziente utilizzando sensori e intelligenza artificiale, per monitorare in tempo reale l’evoluzione delle malattie. In passato ha co-fondato Dinaqor, una biotech specializzata in terapie geniche per le cardiomiopatie.

I suoi brevetti sono già applicati in ambito translazionale e le sue innovazioni sono comparse su riviste scientifiche di primo piano, tra cui Nature Medicine, trovando applicazione in studi su distrofia muscolare e atassie genetiche. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra sistema sanitario britannico e contesti accademici di eccellenza come Imperial College e University College London, dove Ricotti svolge attività di ricerca. “Unire scienza e impatto sociale è l’unica strada possibile. La tecnologia deve servire alla cura, non al profitto”.

Il suo approccio creativo e umanistico l’ha portata anche all’editoria: ha fondato Shironeko, casa editrice indipendente con sede a Londra. Ad aprile ha pubblicato il suo primo romanzo, “Il Ponte Vermiglio”, un viaggio simbolico che intreccia scienza, spiritualità e memoria. Il libro, presentato al Salone di Torino, è accompagnato da una canzone originale, “Dragon’s Eyes” di Naomi Banks, realizzata in coproduzione con il jazzista britannico Guy Barker. “La scrittura è la mia zona franca. Ma tutto parte da lì, da casa. Dal senso profondo che L’Aquila e l’Abruzzo sanno darti: sopravvivere, ma anche ricostruire. In ogni senso”.

di Fabio Iuliano – articolo uscito anche su L’Aquila Blog