Pochi soldi in tasca e tantissima fede: in Transilvania si sopravvive così
10 Febbraio 2015 Condividi

Pochi soldi in tasca e tantissima fede: in Transilvania si sopravvive così

SIBIU (ROMANIA). «La fede in Gesù è tutto. Se non hai fede in Gesù non hai niente della vita». Le gambe di Luminita Vasiliu tremano ancora. Ha da poco subìto un intervento neurochirurgico al Gemelli. Dice di aver diviso la stanza per qualche giorno con Antonella Clerici e di averla trovata simpatica. Riempie di santini e immagini della Vergine chiunque le si avvicini per offrirle un aiuto, magari un goccio d’acqua o una mano a raggiungere la toilette. Gli ortodossi non si risparmiano a immagini. Sul bus ci sono 3 immagini sacre dal lato guida e altre due sul vetro opposto. «Questa malattia mi sta mettendo alla prova», spiega, «ma Dio mi dà la forza e mi mette accanto tante belle persone».

IL REPORTAGE MULTIMEDIALE

la signora dei santiniSorride, anche se i grandi occhi tradiscono ancora un po’ di sofferenza. Attraversa spesso la Transilvania, crocevia di chiese cristiane. Sibiu, capitale europea della cultura nel 2007 – quale miglior biglietto da visita per l’ingresso del Paese in Ue – ne ospita di molto antiche. Una chiesa cattolica in piazza Grande e una evangelica in piazza Huet contribuiscono al disegno del centro storico. L’influenza tedesca e ungherese è forte in questa area urbana, anche nell’aspetto esterno di moderni pub, ristoranti e wine bar. «Per me è importante tenere la testa alta», riprende la signora Vasiliu, «perché è tanto vero quello che si dice: “aiutati che Dio ti aiuta”». Al suo fianco, Adrian Cerleanescu continua ad annuire. Dice di essere rimasto completamente senza soldi. «Abito a Fano», racconta, «il mio datore di lavoro mi ha fregato, lasciandomi per due mesi senza paga. Per fortuna, una vicina mi ha dato gli 80 euro per pagare il viaggio (si ha uno sconto solo se si fa il biglietto andata e ritorno – da 130 a 150 euro), ma da qui a due giorni non ho una lira».

In ogni caso, tra un’ave, un gloria e un “multumesc” (grazie in romeno) riesce a trovare qualche spicciolo per un panino salsicce e mostarda, una banana o un arancio. Liliana Dabija, 46 anni, viaggia spesso sui bus Atlassib o, in alternativa, su quelli della Saiz che in alcuni momenti dell’anno offrono delle tariffe più convenienti e autolinee più veloci, con meno fermate, però.

religione ortodossa

«Dal 2008 sono a Vasto», racconta, «lavoro come collaboratrice domestica per una famiglia della zona. Mi trovo bene da loro». In alcuni periodi però non c’è molto da fare e si può tornare a casa. Marcela – ama farsi chiamare Marcella Bella – vive ad Ancona da quasi 8 anni. Tutta la sua famiglia si è trasferita in blocco e adesso i figli, dopo aver studiato in Italia, hanno deciso di trasferirsi a Craiova per lavorare «magari», spera, «mettendo a frutto la loro formazione alberghiera».(fab.i.)

IL MIO VIAGGIO SUL BUS PER LA ROMANIA