La reflex di Antonio Siringo, fotografo di Rolling Stone, cattura angoli e scorci del centro storico. Il silenzio di una zona rossa, pressoché immutato dal sisma. Pochi sguardi al passaggio sui sampietrini disegnano i contorni di un presente morbido. L’INIZIATIVA:

«È bene vigilare e prevenire qualsiasi tipo di infiltrazione criminale nella ricostruzione post-sisma. Ma non ci sto a considerare questa città come luogo di corruzione e del malaffare». Per l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, alle considerazioni espresse dal

Mentre continuano i disagi in vari quartieri del Progetto Case, il Comune si prepara a un cambio di passo nella gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria: i termini per la gara d’appalto che porterà alla scelta del nuovo gestore sono

L’AQUILA. «Capita sotto Natale che giornali e televisioni si facciano vedere da queste parti: ci chiedono cos’è cambiato alla mensa dei poveri, cercando questa o quella notizia. Ma il vero scoop è che qui non è cambiato nulla, questa città

Tutto parte dal tempo. E dallo spazio. Dalla percezione mutata di una città in cui 32 secondi ne hanno cambiato il volto. L’orologio disegna un presente sospeso, come se macerie e puntellamenti ci fossero sempre stati. Da quella notte del

Riprodurre palmo a palmo, mattonella dopo mattonella, fino a disegnare un itinerario di strade, vicoli, palazzi, piazze. La memoria del sisma attraverso le pellicole fotografiche di Giorgio Stockel. Le immagini a colori e in bianco e nero scandiscono l’identità di

Legno scadente, incollato e non bullonato. Questa la condizione delle 23 palazzine costruite dopo il terremoto dell’Aquila per i cittadini rimasti senza una casa. Una condizione emersa solo dopo il crollo dei balconi dei palazzi anti-sismici. Crollo che ha portato

«Ho una proposta per le tv nazionali: venite a fare il Grande Fratello all’Aquila, così l’Italia capirà finalmente cosa sia il dramma del terremoto. E visto che stiamo qui, suggerisco anche il titolo della trasmissione, in dialetto aquilano, ossia “Ju

«Senza avere bene a cuore il tessuto sociale di questa città, a partire dalle giovani generazioni, non ha senso ricostruire». Il corridoio del pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore è certo un luogo insolito dove vedere l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi interagire con