NEI PEGGIORI BAR DELL’AQUILA / 12
24 Gennaio 2019 Condividi

NEI PEGGIORI BAR DELL’AQUILA / 12

Un “Buongiornissimo!!! Caffè?“, inoltrato alle 7,02 di un mattino qualsiasi di questo tempo invernale, può dimezzare i livelli di serotonina. Specie quando fuori è ancora buio e c’è un tempo del cavolo. Magari sei ancora nel letto a girare come una rotoballa da un lato all’altro e, volendo, ne avresti ancora per venti minuti, tanto tuo figlio prima delle 7,30 non apre gli occhi neanche se gli dici che è tornato Babbo Natale.

Potresti quindi prenderla con calma, leggendo qualche riga sul Kindle retroilluminato, così che non devi neanche fare la fatica di accendere la luce in camera. Invece no. Alle 7,02, lo smarthphone emette la classica notifica sonora associata alle chat di WhatsApp. E lì per lì non sai se a scrivere sono genitori, fratelli e sorelle, oppure un collega per un’urgenza di lavoro. Nulla di tutto questo. Alle 7,02 di un mattino qualsiasi di questo tempo invernale, quando fuori è ancora buio, qualcuno si è preso la briga di avviare una “discussione” sul gruppo WhatsApp della classe di tuo figlio con “Buongiornissimo!!! Caffè?“. E tu, invece, ti senti come quando in autostrada cambi tre corsie per leggere un cartello luminoso dall’altra parte della carreggiata, scoprendo solo alla fine che c’è solo scritto “Buon viaggio”.

C’è un solo argomento a difesa del genio che ha postato questo “Buongiornissimo” e degli altri/e trogloditi/e che gli rispondono con emoticon improbabili e ipercaloriche: il caffè in questione non è solo virtuale. Sembra strano a dirsi, ma alcuni gruppi WhatsApp delle mamme (e dei papà ansiosi) hanno anche dei punti di riferimento nella vita reale. Uno di questi è il bar tabaccheria “da Bis” in via Ettore Moschino, nei pressi della sede centrale dell’Enel, dell’Afm e, soprattutto, a due passi dalla scuola “Gianni Di Genova”, intitolata a un maestro indimenticato.

L’idea di partenza di questi gruppi, indispensabili per moltissimi genitori, non sarebbe neanche sbagliata: condividere informazioni utili su ciò che accade a scuola ai deliziosi pargoli. Ben presto però questi gruppi si trasformano in una piattaforma di libero sfogo per analfabeti funzionali e ipocondriaci. Antivaccinisti e complottisti vengono di solito isolati: per fortuna, i figli danno fin troppe preoccupazioni per avere il tempo di pensare ai Rothschild, a Soros e al Nuovo ordine mondiale.

Il bar tabaccheria “da Bis” è un po’ un antidoto a questo totem del male di vivere. Per fortuna, nel mondo reale si ha un po’ più pudore nell’esporre le proprie idee. Ormai, neanche nei bar si fanno più le chiacchiere da bar, ora appannaggio dei social. L’appuntamento per tutti è alle 9,02, due ore esatte dopo il “Buongiornissimo!!! Caffè?“. Arrivano alla spicciolata.

Francesca Cucchiella, la titolare (il bar si chiama “da Bis” perché “Bis” è il suo soprannome) è lì ad attenderli. Ha già alle spalle due ore e mezza di lavoro. “Conosco a memoria i loro gusti, perché ognuno di loro la mattina prende sempre la stessa cosa”, spiega. La mamma di Luigi prende un cornetto alla crema e un cappuccino, quella di Giovanna una bomba, il papà di Francesco un cornetto vuoto e un caffè e la mamma di Gionatan niente, perché è sempre a dieta, dice lei, anche se a occhio e croce è ben sopra i settantotto chili per un metro e sessanta.

Disclaimer: i nomi dei bambini sono di fantasia, i chili stimati no.

Mentre lo schermo del televisore manda le hit del momento attraverso il canale Rtl 102.5, i discorsi del gruppo genitori vanno avanti tra l’indifferenza degli altri avventori. Anche qui, senza la maschera della foto del profilo WhatsApp, si è un po’ tutti più accorti prima di aprire bocca e dare fiato. Forse, ha ragione Francesca a diffidare della tecnologia. Guai a chiederle gli anni. Lo puoi solo dedurre: “Lavoro al bar insieme a mia sorella Elisa e ci tengo a sottolineare che sono la minore”.

A una come Elisa Cucchiella non hai bisogno di chiedere l’età, basta andare su Wikipedia. Classe 1983, ha alle spalle una settantina di Caps da pilone con la Nazionale esordendo in un campionato europeo in Francia e giocando nella Coppa del Mondo di rugby femminile 2017 in Irlanda. Un percorso che non prescinde dall’Aquila e dalle Belve Neroverdi. La sua storia è particolare: pur essendo cresciuta insieme a Francesca sui campi di rugby (papà Giancarlo è stato pilone e internazionale per l’Italia alla Coppa del Mondo di rugby 1987), Elisa non ha mai veramente giocato sino a 19 anni. La sua carriera è quindi un miracolo di perseveranza e determinazione. Il resto lo hanno fatto i consigli di papà, ispirazione per entrambe le ragazze.

Anche Francesca ha giocato ad alti livelli, in seconda linea, condividendo con Elisa la casacca delle Lupe di Piacenza e, talvolta, anche della Nazionale. Ora vestono entrambe, sorridenti, il pile con il logo del bar tabaccheria. Coprono l’intero turno di lavoro, alternandosi da apertura a chiusura, di solito si va a casa verso le 20,30.  Nel pomeriggio, la clientela appartiene più ai campanelli di un quartiere residenziale, fatto in parte di abitazioni popolari. Quando le sorelle fanno il cambio di guardia può scappare un brindisi. Il prosecco è sempre in fresco.

di Fabio Iuliano – fonte: Virtuquotidiane.it