Olive, la raccolta disincantata in campagna
9 novembre 2018 Condividi

Olive, la raccolta disincantata in campagna

Mi chiamo Fabio ma una volta mi chiamavo Aine di Berucci e, a chiunque incontrassi, dicevo appunto: “Mi chiamo Aine di Berucci e ho cinque anni e mezzo”*. Erano tempi difficili, quelli. Una volta un bambino ha cercato di vendermi un pezzo di bosco. Sì, proprio un pezzo di bosco, per sole cinquecento lire. Io gli affari li fiuto. Cavolo, diventare proprietario di un pezzo di bosco per cinquecento lire è una cosa che non capita tutti i giorni. Il problema, però, che una volta comprato, mi sono dimenticato di farmi dare l’indirizzo.

Da sempre, il mio rapporto con la campagna è grossomodo questo. Credo che sia una sorta di reazione al fatto che, quando sono nato, mio padre fosse intento a cogliere le olive. D’altro canto, la raccolta con le olive l’ho subita sin da piccolo, se non altro perché, essendo nato a inizio dicembre, prima di poter festeggiare coi miei compagni di scuola dovevo sempre aspettare la fine della raccolta e delle operazioni al frantoio.

Per il resto, lo schema è sempre lo stesso, anno dopo anno. Sveglia alle sette, a prescindere dall’orario di rientro della sera prima. Cinque minuti per le pulizie personali. Tanto non serve indugiare di più perché poi vai in campagna e ti rotoli sotto le piante come un cinghiale. Tre minuti per la scelta dei vestiti (che poi sono sempre gli stessi weekend dopo weekend).

Guida in auto con gancio improbabile a cui è attaccato un carretto improbabile. Un’ora e venti per fare neanche quaranta chilometri. L’Aquila-Capodacqua, con l’ultimo tratto da decifrare in mezzo ai sentieri di campagna e il Google Maps che non ti serve a niente. Unico momento di sollievo la tappa al bar, o a Navelli o al bivio per Ofena.

Un caffè, un cioccolato da stringere tra i denti e poi due o tre ore di fila a lavorare in mezzo all’umidità. Le cose, infatti, iniziano ad andare meglio dopo le 11, quando il sole inizia ad asciugare il terreno e la temperatura si fa accettabile. Più o meno a quell’ora inizio a raccogliere i rami potati per accendere il fuoco. È questa la mia mansione: ho raggiunto il rango di “primo fochista” ma non ho mai fatto l’upgrade a raccoglitore semplice.

Del resto, meglio fare lo spazzino dell’uliveto che stare tutto il giorno a strappare olive che, tra l’altro, neanche puoi mangiare. Perché? Provate a mettervi in bocca un chicco d’oliva appena colto e ne riparliamo. Alle 12 suona la sirena. Deve essere un dispositivo automatico di una fabbrica qui vicino. Per me è la salvezza: si avvicina l’ora di apparecchiare per il pranzo (altra mia mansione). Basta una scala di legno a fare da tavola o, all’occorrenza, da sedia. Però quest’anno siamo andati attrezzati con arredamento da giardino.

A tavola, però, si sta belli larghi. Questo grazie alle sanzioni per chi invita gli amici in campagna. I blitz dell’ispettorato del Lavoro possono portare a sanzioni anche di 20mila euro. Insomma, una volta te la cavavi con un invito a pranzo, qualche bottiglia d’olio e qualche battuta di incoraggiamento. Adesso, per far venire gente ad aiutarti devi attrezzarti con i voucher e mettere tutto a norma.

Una spesa in più che si aggiunge all’investimento iniziale che hai fatto per concimare il terreno e per prepararlo alla raccolta. E poi c’è da pagare il frantoio. Insomma, o queste cose le fai per vocazione (che non ho mai avuto) o lasci stare. Le campagne anno dopo anno sembrano sempre più vuote. Una volta da un campo all’altro si sentivano canti e stornelli per passare il tempo. Adesso, fatta eccezione per qualche trattore, gli unici rumori che senti sono quelli dei cacciatori a valle, e di tanto in tanto, ti viene da fare scongiuri.

Il fatto che ora vogliano offrirti un terreno per il terzo figlio suona un po’ strano a queste condizioni. Preferisco accontentarmi di due figli volenterosi che, al contrario mio, amano gli uliveti. Ma loro, a differenza mia, la festa di compleanno ce l’hanno garantita. E non coincide con la stagione di raccolta. Dopo le 16 entro in modalità “exit strategy” e mi sento come il mulo che aveva mio nonno: a fine giornata, potevi dargli tutte le istruzioni che voleva, ma lui non conosceva altra strada che quella di casa.

di Fabio Iuliano – fonte: Virtuquotidiane.it 

* riferimento liberamente adattato a Lithium 48 (Aurora edizioni).