Cisco: partecipare è cantare l’impegno
14 ottobre 2018 Condividi

Cisco: partecipare è cantare l’impegno

Il coraggio di Giovanni Impastato, nel cercare una verità scomoda per raccontare la storia di suo fratello Peppino, non è poi così diverso dalla determinazione di Ilaria Cucchi nell’arrivare a una svolta nella vicenda giudiziaria sulla morte del fratello Stefano. In quella dignitosa e ostinata ricerca di giustizia, secondo Stefano “Cisco” Bellotti, c’è forse il senso ultimo della parola «partecipazione». Un impegno capace di far breccia e aprire strade.
È lui uno dei protagonisti dell’ultima giornata del Festival della Partecipazione all’Aquila, iniziativa promossa da ActionAid e Cittadinanzattiva, con il contributo di SlowFood e il supporto logistico dell’amministrazione cittadina. Quattro giorni di conferenze, laboratori, dibattiti, concerti e spettacoli con più di 300 ospiti. Sul palco dell’Auditorium di Renzo Piano, alle 14.30, Cisco si esibirà insieme ad Alberto Cottica e Giovanni Rubbiani, fondatori e membri della formazione originale dei Modena City Ramblers, in uno spettacolo acustico col supporto e le suggestioni di Massimo Giuntini al Bouzouki e alle Uilleann Pipe, rispettivamente strumenti tradizionali della Grecia e dell’Irlanda.

Una sessione che precederà il dibattito “Tra noi e il mondo” (ore 15.30 al dipartimento di Scienze umane aula 0A) sull’orientamento in rete in un contesto in cui «la verità è irrilevante e prevalgono gli istinti». Già Platone nella “Repubblica” esaminava l’antagonismo tra una politica costruita sulla verità e una basata sul pathos. Tra gli ospiti, insieme a Laura Bononcini (Facebook Italia), Cristopher Cepernich (Università di Torino) e Dino Amenduni (Proforma) anche The Jackal, gruppo di videomaker famossisimo su Youtube.
«Paradossalmente», valuta Cisco, «oggi la voglia di partecipazione al dibattito pubblico è enorme, però resta confinata al mondo dei social, quando iniziative come questo Festival ci ricordano quanto sia importante impegnarsi in prima linea. Le nostre canzoni, raccontano tante contraddizioni che hanno fatto male all’Italia, così come tante battaglie per dare alla nostra gente un avvenire migliore».

Cosa portate sul palco?
«Ripercorreremo la storia dei nostri progetti musicali dagli inizi degli anni ’90 con i Modena fino all’ultimo lavoro fatto con Alberto e Giovanni (I Dinosauri). Pur non essendo più musicisti di professione, riescono a tenere il passo della collaborazione e sviluppare un sound autentico e accattivante in acustico».

Lei che in Abruzzo ha suonato tante volte, con o senza Modena – dall’anfiteatro di Amiternum quasi 20 anni fa, alle Stazioni lunari a Teramo, con Godano e Cristina Donà – che idea si è fatto di questi difficili anni di post-terremoto?
«Non è facile rispondere. Conosco e ho vissuto la situazione del sisma emiliano, degli interventi e della risposta del territorio. Qui sono state fatte politiche finalizzate anche ad assicurare il consenso al governo del momento. Scelte sbagliate a mio avviso come le new town, anteposte alla vera ricostruzione».

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro