L’Aquila, il jazz che resiste alla pioggia
3 settembre 2018 Condividi

L’Aquila, il jazz che resiste alla pioggia

Le premesse c’erano tutte sin dalla vigilia. L’anteprima a piazzetta del Sole con Piero Odorici, Roberto Rossi, Roberto Tarenzi, Sefano Senni e Adam Pache, un crescendo di pubblico davanti a una jazz band resident, per un concerto serale in collaborazione con Umbria Jazz club e Italia jazz club.

Poi una jam session con ospiti d’eccezione, da Max Paiella a Sarah Jane, voci note al pubblico di RadioRai. Poi la selezione di genere alla consolle di dj Rocca in piazza Chiarino.

Un avvio riuscito e dinamico a cui ha fatto eco l’apertura vera e propria con la magia dei 100Cellos nella chiesa di San Bernardino.

Musica classica (si è partiti con una celebre Suite in re minore di Handel) per tuffarsi sulle note di Bach (“il primo jazzista della storia”) secondo il giovane Enrico Melozzi, alla guida dell’ensemble insieme al più navigato Giovanni Sollima.

Poi, spazio a canti alpini e inni sudafricani come colonna sonora della resilienza. Gli archi e le corde vocali a scaldare una basilica di San Bernardino piena come succede in poche occasioni.

Ben riuscito anche il concerto del cantautore Joe Barbieri che ha presentato il suo album Origami nella postazione allestita davanti alla Casa dello studente.

La prima parte della kermesse Jazz Italiano per le terre del sisma, nell’ultima tappa prevista dopo Camerino (Macerata), Scheggino (Perugia), Amatrice (Rieti), ha rispettato le aspettative.

Buono anche l’avvio pomeridiano, con tutte le postazioni attive tra le 14 e le 16.

La pioggia e le temperature serali hanno però in parte rovinato la festa della quarta edizione, mettendo a rischio persino il concertone finale con Simona Molinari, Petra Magoni e Ambrogio Sparagna.

Non benissimo neanche gli affari di ambulanti e stand in centro: malgrado l’assenza delle aree allestite dallo staff “Tipici dei parchi” – caratteristica dello scorso anno – gli affari sono stati più ridotti, specie in piazza Duomo dove il colpo d’occhio è stato ben diverso rispetto a quello delle passate edizioni.

“Peccato”, ha commentato a Virtù Quotidiane Alberto Capretti di Fiva Confcommercio, “la mattinata era iniziata nel migliore dei modi e tantissima gente si è vista in centro. Il pomeriggio abbiamo invece dovuto fare i conti con il tempo incerto che ha rovinato buona parte della stagione estiva. Io ho venduto cd e magliette la mattina (Capretti ha uno stand di t-shirt e prodotti musicali, ndr) ma nel pomeriggio ho dovuto chiudere e riaprire più volte per non farmi sorprendere dalla pioggia”.

È andata meglio a ristoratori e gestori di bar e pub nell’area centrale, specie nei punti di maggiore passaggi.

“Le cose sono andate bene”, ha detto Luca Ciuffetelli, titolare del Bar del Corso ai Quattro Cantoni. Una festa a metà dunque, il cui messaggio di speranza e ricostruzione non è affatto sminuito dalle difficoltà logistiche.

“Siamo qui per dare supporto alla ricostruzione di questa città e per celebrare la musica che è capace di tendere la mano a tutto quello che la vita ci presenta, andando oltre il dolore e la fatica”, ha affermato Paolo Fresu, direttore artistico della maratona.

L’anno prossimo si cambia formula: un protocollo sottoscritto dalla Federazione italiana jazz – di cui Fresu è presidente – il Comune dell’Aquila e la Siae, permetterà di trasformare la maratona in un festival, appuntamento annuale che permetterà al capoluogo di fare da punto di riferimento per il movimento nazionale del genere.

di Fabio Iuliano – fonte: Virtù Quotidiane