Frame photography studio, le porte della percezione
27 gennaio 2018 Condividi

Frame photography studio, le porte della percezione

Pareti che scivolano al centro dello studio. Come le porte della percezione descritte dalla distopia di Aldous Huxley, in omaggio a uno dei versi che hanno fatto di William Blake uno degli ispiratori di tanti autori del rock contemporaneo. Pareti che scivolano al centro del Frame photography studio, uno spazio allestito all’interno di palazzo Cappa Cappelli, su Corso Vittorio Emanuele, a due passi da piazza Duomo.

Non lasciatevi ingannare dal nome: non si tratta di un semplice studio di fotografia, anche se i ritratti del giovane titolare, il 30enne Federico Luzi, hanno la freschezza e la qualità di un obiettivo abituato a girare e fotografare anche per importanti clienti internazionali.

Le pareti che si muovono, anche queste parte integrante dell’esposizione conducono a una sala di proiezione dotata di un invidiabile sistema di insonorizzazione e di surround, con tanto di pannelli fonoassorbenti disposti in alto quasi a formare un alveare.

“Come il tipo di rete che vorrei creare all’interno di questo spazio”, spiega Luzi. “Un allestimento che si propone come una sala espositiva a disposizione di chiunque voglia avvalersi di una vetrina, una sala posa trasformabile all’occorrenza in un’aula didattica e, contemporaneamente, uno spazio per l’intrattenimento. Infine, una sala dedicata alla post produzione e all’archiviazione”.

Insomma, uno spazio polivalente da mettere a disposizione di chiunque abbia qualcosa da dire o da far vedere attraverso i canali dell’arte. Sulla porta ci accoglie Wish you were here.

La chitarra di Gilmour riempie lo spazio. Poi uno schermo bianco appare dall’alto e parte la proiezione di Across the universe, il musical colorato, bizzarro, psichedelico e onirico, realizzato su 33 componimenti dei Beatles.

Da un lato della sala, volendo, hai anche un effetto acustico che ti porta sulle strade di Londra. Del resto, Federico di musica se ne intende: “Ho lavorato anche al 1001 di Londra e ho avuto a che fare con Muse e Public Enemy”. A ridosso dell’ingresso c’è un ampli Fender per chitarra con appoggiati dei biglietti da visita (formato Polaroid) per pubblicizzare l’esposizione.

Dietro le “sliding doors” dello studio fotografico di Federico Luzi ci sono anni di esperienza all’estero tra Londra, la Francia e la Spagna. Luzi ha lavorato a stretto contatto con Riccardo Abbondanza (fotografo Bulgari, Alitalia, Honda) e Claudio Palmisano.

Tra le sue collaborazioni c’è anche quella con Renato Hunto, un writer di fama europea. Si è formato all’Accademia di belle Arti all’Aquila, ma anche all’istituto Bellas artes grafica di Valencia e all’Isfci Roma, scuola profesisonale di fotografia. Per L’Aquila, dopo il sisma, ha realizzato un progetto con 500 ritratti in bianco e nero, chiedendo a ciascuna delle persone ritratte di farsi fotografare con un oggetto significativo.

Frame Photography Studio fa parte del 70200 Collective Studio, un collettivo di professionisti del settore dell’immagine e della comunicazione.

“Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito” si legge tra i versi del Matrimonio del Cielo e dell’Inferno di Blake.

di Fabio Iuliano – fonte: Virtù Quotidiane