Cornell, Bennington: quando tua è la vita di un altro
24 luglio 2017 Condividi

Cornell, Bennington: quando tua è la vita di un altro

di Antonella Boralevi per la Stampa – Li vedi, minuscoli, dominare palchi immensi. La loro musica ti attraversa la pelle, anche se non ne sai nulla. Anche se non l’hai mai sentita prima. La loro musica sono tanti coltelli che bucano la tua corazza. Aprono ferite che non sapevi di avere. Cantano, e intanto saltano, corrono, urlano, gesticolano. Sembrano i padroni del mondo. Eppure.

Chester Bennington aveva 41 anni, 6 figli. E un successo planetario. Era il frontman dei Linkin Park. I video lo mostrano mentre vola come un angelo zoppo tra le teste dei suoi adoratori, che protendono le braccia per poterlo toccare. E lui, intanto, canta. Canta la canzone triste con cui salutò, appena due mesi fa, il suo amico e fratello di anima Chris Cornell, leader dei Soundgarden, morto suicida il 18 maggio.

IL LEGAME TRA BENNIGTON E CORNELL

I media ci dicono che Chester Bennington veniva dal dolore. Abusi, divorzio dei genitori, violenza depressione gravissima. A vederlo su youtube, ha un viso da vecchio, anche se è giovane. Il suicidio di un dio è duro da accettare. Difficile da spiegare. Tutti quei fan. Tutti quegli applausi. Tutte quelle conferme. Eppure, niente basta a darti la pace. Quella che nella lettera scritta in morte dell’amico Chris, appena due mesi fa, Chester Bennington si augurava per lui.

La pace sembra lontanissima da quei palchi pieni di luci e di energia, che producono denaro come l’asino delle favole. E, insieme, producono infelicità. Come se quella vita lì, quel successo planetario lì, fossero la vita di un altro. Come se lo sforzo di essere quella persona che forse non sei, quell’idolo responsabile della festa degli altri, quella creatura prodigiosa che si libra sopra le teste altrui, fosse un peso troppo duro da portare. Che la musica, per una volta, non sa alleviare. Riposa in pace, Chester Bennington. Grazie della tua musica.