L’Aquila: la movida delle notti alcoliche low cost
9 giugno 2017 Condividi

L’Aquila: la movida delle notti alcoliche low cost

Il giovedì notte, quell’angolo di città si riempie talmente tanto che neanche i ragazzi dello Straccale, il locale immediatamente di fronte a via Paganica, si sono resi conto dell’aggressione, almeno non nell’immediato. «Stavamo lavorando e c’era tanta gente da servire. Nessuno avrebbe mai immaginato si potesse arrivare a tanto», spiega Simone Melfa, 33 anni, originario della Sicilia, che gestisce il locale insieme al fratello Andrea. «Mi dispiace di dover parlare di episodi del genere che non fanno certo bene a questa città che sta cercando di rialzarsi. Io credo molto all’Aquila e alla sua gente, tanto che ho deciso di raggiungere Andrea e stabilirmi qui. Però credo che abbiamo tutti bisogno di risposte a una situazione che rischia di andare fuori controllo». Il timore, da parte degli addetti ai lavori, è che in molti preferiscano puntare il dito su di loro anziché andare alle vere ragioni che fanno degenerare la movida. Una di queste è la difficoltà a far rispettare le regole. «Magari questo week-end avremo questa zona piena di pattuglie», valuta Davide Stratta, titolare del Garibaldi, locale storico di questa zona, dagli anni Ottanta, «ma poi, col tempo, in tanti si adageranno alle proprie abitudini».
botellonIL BOTELLÓN. E tra le abitudini di un centro storico che ha ancora poco da offrire c’è il botellón: un’auto, quattro bottiglie e musica assortita. Il tutto, spesso e volentieri, proprio davanti ai locali notturni. «Così ci vediamo queste persone lasciare sui nostri tavoli all’aperto le loro bottiglie vuote, o ancora piene per metà, visto che talvolta i loro drink sono di dubbia qualità, tanto da far fatica a finirli», sottolinea Nicola Di Tullio del Chiarino. «Guai a lamentarsi», prosegue, «è facile trovare in queste comitive chi ti aggredisce verbalmente, davanti ai clienti». Un’involuzione, insomma, di questa tradizione del botellón che era nata quasi come momento di denuncia – se non inversione – sociale. «Una volta», dice ancora Stratta, «questo tipo di iniziative era appannaggio di giovani dal portafoglio semivuoto. Adesso sta diventando una moda per tutte le tasche. Vedi in giro anche macchine da 30mila euro, con il portabagagli pieno di bottiglie».

UNA MOVIDA ALTERNATIVA. Una dimensione in cui, da una parte chi tiene aperto un locale è costretto a rispettare regole e deve tenersi pronto a controlli di ogni tipo, dai Nas ai vigili, passando per il personale dell’Ispettorato del lavoro. Dall’altra, tutti quelli che approfittano delle alternative di un discount o di negozietti notturni per una sbornia “low cost”.

Dello stesso avviso Alessio Tramontera, al lavoro dietro al bancone della birreria Ambra, più volte costretto a fare i conti con ubriachi che sbattono i pugni contro la serranda del locale, dopo l’orario di chiusura. Ne sa qualcosa Gianluca Spera del Bruno’s che il giovedì e il sabato ha assunto del personale della security.

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A GRANADA IL BOTELLÓN DEI RECORDUna macchina o un furgone. Casse di bottiglie, impianto stereo o – in mancanza di meglio – cassa bluetooth. Poi si balla e si beve all’aperto, in piazza, in spiaggia, all’uscita della metro. E si sparisce velocemente quando qualcuno viene a piantar grane. Ecco il botellón, un termine di origine spagnola perché proprio dalla penisola iberica sono nati i primi raduni improvvisati di questo genere. A Cáceres, in Estremadura, precisamente, ma poi il fenomeno si è diffuso rapidamente ovunque. Madrid, Barcellona e poi nelle città universitarie, come Salamanca. Nel 2006, a ridosso del periodo dei mondiali, ci fu addirittura una sfida tra gli studenti delle varie università di Spagna per organizzare il più grande botellón della storia. In varie città, la polizia intervenne e ci furono scontri con gli studenti. Per evitare incidenti, a Granada il sindaco autorizzò la riunione in una zona periferica della città e non ci furono incidenti. Proprio nella città andalusa si toccò il record di partecipanti, circa 30mila. Ma il fenomeno è di solito spontaneo ed estemporaneo. Originalmente legato alla denuncia sociale, tanto che ci si riuniva davanti a palazzi istituzionali o luoghi frequentati da “gente bene”. Quando si è diffuso in tutta Europa, il fenomeno è più che altro rimasto legato a un’occasione di evasione “low cost”. All’Aquila si è iniziato a parlare di botellón tra il 2007 e il 2008 e la moda è rimasta anche dopo il terremoto. Anzi, la carenza di luoghi di aggregazione ha spinto molti giovani ad “autogestire” le feste prescindendo dalle offerte dei locali. Spesso l’abitudine coinvolge teenager e studenti universitari, a partire dalle matricole.

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro