“Al posto sbagliato, nel momento sbagliato”
6 aprile 2017 Condividi

“Al posto sbagliato, nel momento sbagliato”

Dopo un momento di confronto sui temi della legalità con gli studenti del Gravina, liceo di Scienze umane, abbiamo incontrato Matteo Luzza, testimone sulla propria pelle della violenza della ‘ndrangheta calabrese nel vibonese. Il 15 gennaio del 1994 uccisero il fratello Giuseppe, poco più che ventenne. La sua “colpa”, quella di aver amato una ragazza al posto sbagliato e al momento sbagliato. La sorella della ragazza era, infatti, come ricorda Liberainformazione, la moglie del boss Antonio Gallace, oggi all’ergastolo. Gallace considerava “roba” sua la vita della cognata. Spettava a lui, in quanto uomo d’onore, decidere con chi la giovane avrebbe dovuto sposarsi. Sicuramente non con Giuseppe, un estraneo degli ambienti ‘ndranghetistici. «Per uccidere Giuseppe – racconta Matteo – arrivarono dei killer dalla piana».

«Presero mio fratello e lo stordirono. Scavarono una buca, presero dei tappetini di gomma, quelli delle auto. Con un tubicino estrassero della benzina da una tanica e gliela gettarono addosso». Fecero fuoco e, a turno, iniziarono a sparare a Giuseppe. Una violenza atroce, spropositata. Gratuita. Giuseppe non era un criminale, era soltanto innamorato. Il corpo lo trovarono il 21 marzo, la stessa data scelta da Libera per ricordare quanti, come Giuseppe Luzza, sono stati travolti dalla violenza delle mafie.

Poi è stata la volta di Bruno Palermo, giornalista professionista e scrittore, autore di un libro che raccoglie storie di bambini o comunque minori uccisi dalle mafie, “Al posto sbagliato”. Il libro fa memoria di tutte le storie  di bambini vittime innocenti di mafia a testimonianza che le mafie hanno sempre ucciso i bambini. Le regole per le quali donne e bambini non vanno toccati sono un falso mito. La prima vittima risale infatti al 1896, Emanuela Sansone giovane donna di 17 anni a cui seguirono altre vittime innocenti, 108 in tutto.

Le mafie hanno sempre ucciso i bambini. Le regole per le quali donne e bambini non vanno toccati sono un falso mito. Un mito smentito dai 108 nomi racchiusi nelle storie di minori vittime innocenti di mafia contenute in questo lavoro. Storie che servono per fare e costruire memoria. Conservarla, tramandarla. Storie note e meno note che diventano veri e propri simboli della barbarie umana. Ogni nome, ogni racconto diventa parte di un dolore collettivo. Un moto di resistenza civile che nasce dal sangue innocente delle vittime e dal dolore dei loro familiari. Non esiste né un posto sbagliato, né un momento sbagliato per i bambini vittime di mafia: un campo di calcetto, il portone di casa, la pizzeria in cui si lavora, la piazza sotto casa, l’auto dei genitori. Al posto sbagliato ci sono sempre assassini e mafiosi

(tratto dalla prefazione di don Luigi Ciotti)

Fonte: Studenticontrolemafie

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