San Francesco, il rito che coinvolge anche la comunità musulmana
2 ottobre 2016 Condividi

San Francesco, il rito che coinvolge anche la comunità musulmana

In tutte le chiese francescane viene celebrato, la vigilia della festa del patrono d’Italia, la commemorazione del “Transito”, cioè il passaggio da questo mondo alla vita eterna. Un appuntamento che anche quest’anno coinvolge non solo religiosi e fedeli, ma anche lavoratori, scolaresche, associazioni sportive, artisti, famiglie e operatori sociali.

Non solo, perché la festa riunirà sia i tre ordini francescani (Cappuccini, Minori e Conventuali) ma anche altri rappresentanti religiosi. Di qui la scelta di coinvolgere anche la comunità musulmana locale in una preghiera di buon auspicio per l’inizio delle attività sociali.

Tutti insieme si ritroveranno lunedì alla basilica di San Bernardino alle 18.30. «Abbiamo deciso di dedicare questo incontro a Papa Francesco», sottolinea padre Quirino Salomone, anche quest’anno punto di riferimento spirituale dell’iniziativa.

«Abbiamo naturalmente esteso l’invito anche a lui… chissà, magari tra i suoi tanti impegni trova il tempo di fare una capatina», dice sorridendo.

«Quello che è importante è ritrovarsi tutti nel messaggio di san Francesco, nel testamento che ha lasciato al mondo. Leggeremo insieme il Cantico delle Creature e, perché no, parleremo dell’eredità raccolta da questo pontefice attraverso la sua enciclica “Laudato si’” uno scritto che ci spinge a cambiare nel rapporto con Dio, gli uomini e la terra nel segno di una conversione ecologica globale».

Un messaggio che, secondo il frate francescano, è giusto condividere con le comunità straniere di questa città, a partire dai musulmani. «Abbiamo promosso più volte dei percorsi di preghiera insieme», sottolinea, «per questo ci piace poterci ritrovare nel messaggio universale di San Francesco».

Non solo. Al rito parteciperà anche una delegazione dei rifugiati ospiti del centro celestiniano a piazza d’Armi, così come un gruppo di giovani donne e madri in difficoltà che vivono temporaneamente nella struttura.

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro