23 aprile 2016 Condividi

Lo specchio del rock: il sogno dell’eterna giovinezza

«I hope I’ll die before I get old», spero di morire prima di diventare vecchio. Aveva 20 anni, Pete Townshend, quando scrisse queste parole per “My Generation”. Per il chitarrista degli Who, come per tutti noi, a quell’età essere vecchi significava avere 30 anni o poco più. Nessuno immaginava che le star del rock potessero stare su un palco a 50 anni passati. Troppo vecchi, pensavamo.

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Il tributo della Nasa a Prince

Troppo giovane abbiamo pensato un po’ tutti, ieri, quando abbiamo appreso che un altro grande della musica rock se n’era andato. Prince aveva solo 57 anni. La sua morte è l’ultima di una serie nera iniziata in gennaio con la scomparsa di Davd Bowie e proseguita poi con le morti di Glenn Frey e di Keith Emerson. I miti della nostra giovinezza se ne vanno e ci sorprendiamo, ogni volta, a scoprire che hanno l’età che aveva nostro nonno quando eravamo al liceo. Quale che sia l’età di chi lo interpreti, il rock resta soprattutto la musica della giovinezza, nostra e delle stelle che ammiriamo.

Come le altre rockstar scomparse in questo inizio di 2016, Prince era un giovane-anziano che, grazie alla sua musica, era riuscito a trascendere i limiti dell’anagrafe. In fondo, quell’eterna giovinezza che la fama e il talento preservano oltre la morte riflette, come uno specchio benigno e ingannevole, il nostro personale desiderio di immortalità.

di Giuliano Di Tanna – fonte il Centro