Mirna, la dottoressa degli aerei dal sangue abruzzese
3 gennaio 2016 Condividi

Mirna, la dottoressa degli aerei dal sangue abruzzese

A Cagnano,  tra le case di Torre, tra i vicoli di Fossatillo, a spasso per i borghi accarezzati dai versi del poeta popolare Fausto Ruggeri. E poi ancora più su, dove il verde si apre e vorresti avere un paio di ali per volare sul parco del Gran Sasso. Quelle ali, forse non fanno parte dei ricordi di infanzia di Mirna Marini. Eppure, se gli aerei in Italia volano in tutta sicurezza è anche grazie al suo lavoro.
Dipendente Alitalia dal ’98, dall’ottobre scorso si occupa della manutenzione di base della flotta della compagnia di bandiera coordinando il lavoro di 500 collaboratori specializzati, tutti uomini. Stiamo parlando di 120 aeroplani: ognuno di questi deve fare un “tagliando” dopo un certo numero di ore di lavoro, una serie di controlli obbligatori.

E poi c’è la manutenzione operativa, legata magari all’usura o a un’avaria non riparabile in pista (riparazioni strutturali, protezioni dopo danneggiamenti da stormi, grandinate o ceneri vulcaniche, magari per i velivoli che hanno viaggiato di recente dalle parti dell’Etna). Un coordinamento dinamico e impegnativo che implica dei turni di giorno e di notte. Il fatto che una donna come lei, a soli 44 anni, sia a capo di questo staff, tutto al maschile, ha suscitato la curiosità di Repubblica, declinata dalla bella penna di Emanuela Audisio. La storia di questa professionista è legata a doppio filo con la nostra terra: se è vero che Mirna Marini è nata, vive e lavora a Roma, la sua famiglia è di Cagnano Amiterno, un paese di cui conserva tanti ricordi di infanzia. Un luogo in cui torna spesso, per trovare zia Santina, la sorella della madre, ma anche tanti amici.

Mirna_Marini3«Non sono abruzzese di nascita ma di carattere», sottolinea, «nelle mie vene scorre il sangue di gente caparbia che non si ferma di fronte a niente. E questo lato della mia personalità me lo ritrovo sul lavoro, quando devi gestire incarichi e priorità». Una famiglia normale, quella di Mirna, papà Loreto operaio, mamma Giuseppina, che ora riposa proprio nel cimitero di Cagnano, casalinga. Ma forse proprio dai nonni ha imparato ad amare la meccanica. «Con nonno Bernardino ho conosciuto Cagnano e le sue tradizioni agricole, ma con nonno Donato, il padre di mia madre, ho sviluppato la passione per la matematica e per le macchine. Era artigiano e ha sempre sostenuto i miei studi. Già da piccola adoravo la matematica, se c’era da fare un tema invece piangevo».
Dopo il liceo scientifico Mirna si è iscritta a ingegneria aeronautica.

«Vivendo fuori Roma», ricorda, «mi svegliavo alle quattro di mattina per arrivare presto e trovare posto in aula. Il mio sogno non era volare, ma lavorare alla meccanica del volo. Finito il percorso accademico ho ricevuto varie offerte di lavoro e mi sono data da fare subito». Entrata in Alitalia, è approdata nella direzione tecnica, assumendo la guida, nel 2000, della programmazione della manutenzione lungo raggio. Nel 2006 è passata ad Air One, come responsabile acquisti di materiale aeronautico, ruolo che ha mantenuto rientrando in Alitalia, dopo l’integrazione delle due compagnie, nel 2009. Dal 2012, e fino a ottobre di quest’anno, ha curato la logistica dei materiali, prima di coordinare la manutenzione di base. Nell’hangar bisogna fare diagnosi e agire rapidamente sugli aeromobili in assistenza.

«Oggi si vola molto più di una volta, abbiamo tre cicli di lavoro distribuiti sulle 24 ore, in modo da poter garantire il rientro in attività dell’aeromobile». Ma ogni periodo di riposo è buono per tornare a Cagnano dai suoi cari. «Ho un affetto particolare per questa terra segnata dal terremoto», prosegue, «un sentimento che cerco di trasmettere a mia figlia Jameela, che ha otto anni. Naturalmente, fino a quando i miei nonni erano ancora vivi, le visite erano frequenti. Ma ancora oggi torno a trovare gente a cui sono legata da una vita, come i cari compari di battesimo Domenica e Bellisario, la cui famiglia è stata purtroppo di recente segnata da una grave tragedia». Il riferimento è al tragico incidente in cui ha perso la vita Cristian, figlio della coppia – titolare di un bar e di una tabaccheria all’Aquila – che ad agosto ha perso la vita investendo un cinghiale sulla Statale 80.

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