L’Aquila si rigenera nei nuovi cantieri
23 novembre 2015 Condividi

L’Aquila si rigenera nei nuovi cantieri

Dov’era e com’era. Il punto di partenza di tanti dibattiti inerenti la ricostruzione delle aree urbane segnate dal terremoto del 2009 parte proprio da quanto valore si dà a questa premessa. Eppure, la fase di progettazione degli interventi da mettere in campo può costituire un’occasione importante in direzione di riqualificazione e rigenerazione urbana. Una sfida che interessa centinaia di imprese impegnate nel cosiddetto cantiere più grande d’Europa. «Oggi dobbiamo orientare le scelte all’interno del costruito attraverso la riqualificazione di interi quartieri», ha spiegato il presidente di Ance Abruzzo, Enrico Ricci, in occasione dell’ultimo Salone della Ricostruzione.

«Un processo che parte anche attraverso la demolizione e la ricostruzione, come si fa in Nord America. Poi c’è la sfida dei contenitori dismessi: opifici, caserme, borghi interi da rivitalizzare. I legislatori devono pensare a norme premiali che facilitino questo processo». Di qui la scelta di cercare ispirazione in architetti che hanno fatto della rigenerazione urbana una filosofia essenziale per il lavoro. Non a caso, l’Ance ha cercato la collaborazione dell’architetto di fama internazionale Mario Cucinella a cui è stato affidato uno studio volto a stilare delle linee guida per il recupero e la rigenerazione di alcuni aggregati del tessuto urbano: «Un conto è ristrutturare un edificio dal punto di vista tecnico», ha detto Cucinella in riferimento al caso L’Aquila, «un’altra cosa è far sì che diventi davvero una parte della città. Questo significa maggiore partecipazione pubblica, che andava coltivata anche con una miglior visione di dove si poteva arrivare. Tutto sommato, L’Aquila si trova in una posizione privilegiata: diventerà un luogo sicuro, quindi possiede già questa importante caratteristica di qualità. Ora la partita da giocare deve avvenire insieme agli altri, iniziando una vera fase di rigenerazione urbana».

Esempi di rigenerazione urbana riguardano singoli complessi, come quello dell’ex mattatoio, a ridosso della stazione. Una struttura già oggetto di intervento prima del terremoto destinato a diventare spazio espositivo e laboratorio di sperimentazione culturale, aperto al mondo artistico e sociale. Un processo, quello di rigenerazione che comprende parchi cittadini, si pensi al Masterplan di piazza d’Armi, interi isolati, come il quartiere Banca d’Italia, ma anche aree periferiche come tre Monticchio, Preturo, Cansatessa. In questo caso, il processo parte dall’edilizia residenziale, attraverso l’Ater.Dov’era e com’era. Il punto di partenza di tanti dibattiti inerenti la ricostruzione delle aree urbane segnate dal terremoto del 2009 parte proprio da quanto valore si dà a questa premessa. Eppure, la fase di progettazione degli interventi da mettere in campo può costituire un’occasione importante in direzione di riqualificazione e rigenerazione urbana. Una sfida che interessa centinaia di imprese impegnate nel cosiddetto cantiere più grande d’Europa.

«Oggi dobbiamo orientare le scelte all’interno del costruito attraverso la riqualificazione di interi quartieri», ha spiegato il presidente di Ance Abruzzo, Enrico Ricci, in occasione dell’ultimo Salone della Ricostruzione. «Un processo che parte anche attraverso la demolizione e la ricostruzione, come si fa in Nord America. Poi c’è la sfida dei contenitori dismessi: opifici, caserme, borghi interi da rivitalizzare. I legislatori devono pensare a norme premiali che facilitino questo processo».

Di qui la scelta di cercare ispirazione in architetti che hanno fatto della rigenerazione urbana una filosofia essenziale per il lavoro. Non a caso, l’Ance ha cercato la collaborazione dell’architetto di fama internazionale Mario Cucinella a cui è stato affidato uno studio volto a stilare delle linee guida per il recupero e la rigenerazione di alcuni aggregati del tessuto urbano: «Un conto è ristrutturare un edificio dal punto di vista tecnico», ha detto Cucinella in riferimento al caso L’Aquila, «un’altra cosa è far sì che diventi davvero una parte della città. Questo significa maggiore partecipazione pubblica, che andava coltivata anche con una miglior visione di dove si poteva arrivare.

Tutto sommato, L’Aquila si trova in una posizione privilegiata: diventerà un luogo sicuro, quindi possiede già questa importante caratteristica di qualità. Ora la partita da giocare deve avvenire insieme agli altri, iniziando una vera fase di rigenerazione urbana». Esempi di rigenerazione urbana riguardano singoli complessi, come quello dell’ex mattatoio, a ridosso della stazione. Una struttura già oggetto di intervento prima del terremoto destinato a diventare spazio espositivo e laboratorio di sperimentazione culturale, aperto al mondo artistico e sociale. Un processo, quello di rigenerazione che comprende parchi cittadini, si pensi al Masterplan di piazza d’Armi, interi isolati, come il quartiere Banca d’Italia, ma anche aree periferiche come tre Monticchio, Preturo, Cansatessa. In questo caso, il processo parte dall’edilizia residenziale, attraverso l’Ater.

di Fabio Iuliano – fonte il Centro