L’Aquila, Grandi rischi: “La sentenza prova le responsabilità dello Stato”
22 novembre 2015 Condividi

L’Aquila, Grandi rischi: “La sentenza prova le responsabilità dello Stato”

Lacrime, delusione, rabbia ma anche la consapevolezza che, quantomeno, la sentenza di Cassazione individua delle responsabilità nella figura di Bernardo De Bernardinis e nei confronti della Protezione civile, l’istituzione che rappresenta. «Temevo che sarebbe stato assolto anche De Bernardinis. Invece qualcuno comincia a prendersi delle responsabilità e in via definitiva», commenta Massimo Cinque, presidente dell’Associazione “309 martiri”.

«Nessuno, purtroppo, ci restituirà i nostri angeli», aggiunge Cinque, che nel sisma ha perso i due figli Davide e Matteo e la moglie Daniela.

«Quantomeno, in questo caso, i giudici, dopo 10 ore in camera di consiglio, hanno riconosciuto che lo Stato non ha lavorato come avrebbe dovuto. Io sono medico e a noi, quando si lavora, si chiede di agire secondo scienza e coscienza. La sentenza dimostra che, in occasione di quella riunione, non fu così».

Sulla stessa linea anche il consigliere comunale Vincenzo Vittorini che parla in qualche modo di una «enorme vittoria perché dimostra che all’Aquila lo Stato ha sbagliato tutto. La condanna definitiva al vicecapo della Protezione civile è l’anello di congiunzione con il rinvio a giudizio e quindi il processo della Grandi Rischi bis, che vede imputato Guido Bertolaso, all’epoca il numero uno del dipartimento».

Dall’altro lato, però, c’è «la sconfitta dell’assoluzione dei sei scienziati», spiega Vittorini, «salvati dall’escamotage del pretesto che quella riunione che si tenne all’Aquila non fu una vera e propria commissione Grandi rischi, e allora qualcuno dovrà spiegarci cosa sono venuti a fare all’Aquila».

Resta invece «il profondo dolore per le parti civili escluse dal processo». Visibilmente delusa l’avvocatessa di parte civile Wania Della Vigna: «Da domani avvierò il mio personale impegno civile alla ricerca della verità di questa vicenda, anche se so che potrò farlo solo togliendo la toga». Scossa anche Antonietta Centofanti: «La Cassazione ha ripetuto lo stesso schema dell’Appello, lo Stato che assolve se stesso». Aldo Scimia, che nel sisma ha perso la madre, ha ricordato di aver accolto il presidente Sergio Mattarella a Onna chiedendo: «Lo Stato rispetti le vittime del sisma.

Il presidente mi assicurò che noi avevamo tutto il diritto per avanzare questa richiesta. Oggi mi sento preso in giro». Renza Bucci ha ricordato più volte di aver espresso il timore che la sentenza venisse influenzata dalla politica.

di Fabio Iuliano – fonte il Centro