L’Aquila, la vita oltre la morte: speranza in un incontro nella terra della tragedia
29 ottobre 2015 Condividi

L’Aquila, la vita oltre la morte: speranza in un incontro nella terra della tragedia

Dalle esperienze di premorte all’incontro con i sensitivi, fino all’ascolto di voci «da altri mondi». Non capita tutti i giorni di assistere a un convegno in cui si parla di qualcosa che avviene al di là della vita così come la conosciamo.Così come non capita tutti i giorni che un gruppo di persone da questa o da quella prospettiva cerchino di dimostrare che sì, esiste una sopravvivenza psichica alla morte. Perché «questa temuta morte non è altro che una transizione della coscienza da un piano esistenziale a un altro livello di vita più completo e vero». Che ci si creda o no, stiamo parlando di un percorso affascinante che tira in ballo campi della scienza ancora poco esplorati, dalle leggi che regolano la materia alla fisica quantistica. Un percorso che, per il quarto anno consecutivo, ha incuriosito centinaia di aquilani che hanno riempito una delle sale polivalenti dell’hotel Canadian in occasione del quarto convegno nazionale “La vita oltre la vita” (l’ingresso era a pagamento).

Un week end di incontri e testimonianze con relatori da tutta Italia e, in qualche caso, anche dall’estero promossi dall’associazione “Aldilà del tramonto”, un movimento spontaneo sorto nel 2012 che si rivolge principalmente a persone che hanno subìto un evento traumatico destabilizzante come la perdita di una persona cara.

«L’esigenza che accomuna i soci è quella di dedicarsi alla spiritualità e alla ricerca del senso della vita e a cosa ci aspetta al di là di essa», spiega Amleto Iansante, responsabile dell’organizzazione. Sessantuno anni, architetto originario di Chieti, la sua vita è stata segnata dalla scomparsa di sua moglieLella qualche anno fa. Da allora, ha iniziato a fotografare “globi di luce” nei quali dice di riconoscere persone scomparse, tra cui la stessa compagna.

«Il mondo che ci circonda», spiega, «lo vediamo attraverso i nostri sensi e i nostri occhi. Ma riusciamo a vedere poco perché il nostro spettro visivo è molto limitato. Basta già il led infrarosso di una comune macchinetta digitale per regalarci delle prospettive diverse». In particolare, si parla del fenomeno degli Orbs, un termine di lingua inglese che definisce un effetto ottico risultante in piccole sfere che talvolta appaiono nelle immagini fotografiche o nei filmati pur non corrispondendo a oggetti visibili a occhio nudo.

Gli specialisti di questi fenomeni ritengono, al riguardo, che queste sfere siano dei globi di luce provenienti da un’altra dimensione. «Siamo energia, oltre che materia, dobbiamo essere consapevoli di questo. È naturale che una città come L’Aquila, colpita da un terremoto così tragico», prosegue Iansante, «potesse rappresentare un luogo importante per la nostra associazione: qui ci sono tante persone che hanno sofferto e a loro dobbiamo dare una speranza». Chiara l’allusione alla gente che ha perso i propri cari a causa del sisma.

Tra i relatori del convegno, patrocinato da Regione, Comune e Provincia, la spagnola Anabela Cardoso esperta di comunicazione con dimensioni diverse, Annamaria Bona, specialista in energie e Antonella Boscolo che, avendo subìto un incidente stradale, ha raccontato un esperienza di premorte. Maria Grazia Lopardi, portavoce dell’associazione culturale “Panta Rei”, oltre che autrice di molte pubblicazioni, ha tenuto un intervento insieme a un’altra aquilana, la psicologa e psicoterapeuta Chiara Mastrantonio. Il tutto a fronte di una considerazione importante: questi fenomeni non sono più di nicchia, nel senso che sono studiati da autorevoli scienziati spesso scettici.

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro