21 luglio 2015 Condividi

Storie di pesca: Nicola, universitario-pescatore: "Seguo la passione di famiglia"

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L’acqua fluida del porto di Giulianova si riflette negli occhi di una ragazza in camice bianco davanti al mercato ittico. Occhi azzurri fragili che si fanno strada tra i pescatori riuniti a contrattare il prezzo di seppie, sogliole e “stracciavocc’”.

L’alba dei pescatori ha anche il suo volto. Un volto che non ti aspetti di trovare in mezzo a nasse, tramagli e fili di nylon, alle 5,30 in punto. Alla stessa ora, la monovolume di Nicola Squeo è già davanti al box del padre al molo sud, nell’area dei pontili della piccola pesca. Neanche lui è uno che ti aspetti di trovare da queste parti. Ventisette anni, laureando in economia del turismo all’università di Teramo, la sua tesi sui viaggi termali nella Penisola è arrivata a quota 25 pagine in attivo. Eppure, ogni mattina che la Galliano 4pc 572 – l’imbarcazione di famiglia – esce a largo, lui si fa trovare davanti al pontile, col martello in mano, pronto per ripulire le reti.

IL BATTITO ANIMALE. Una radiolina di altri tempi canta un pezzo di Raf anni Novanta. Il “Battito animale” è scandito da cinque-sei martelli che colpiscono le reti senza sosta. «Bisogna ‘acciaccare i ragni’», spiega Nicola mentre si leva la t-shirt e si infila velocemente una salopette, «i granchi, dico, che noi in dialetto chiamiamo ‘ragni’». Proprio in quel momento rientra papà Walter, un’autorità della piccola pesca da queste parti, tra l’altro coordinatore regionale di Federpesca Abruzzo. Fuori dall’area portuale si viaggia a 20-22 nodi. Nel rispetto dei limiti, Squeo sembra al volante di una Ferrari, salvo poi ridurre la corsa una volta dentro. L’acqua è piuttosto calda e il mare è piatto, questi giorni di pesce se ne vede poco, ma qualcosa c’è già nei cestini, il resto è attaccato alle reti, come tre o quattro scorfani che hanno finito lì la loro corsa.

Anche Nicola inizia a battere, pezzi di chela schizzano da un lato e dall’altro. «Lo so, fa un po’ impressione”», ammette, «ma è l’unico modo che abbiamo per preservare le reti. Certo, se una canocchietta (o un altro esemplare minuto) resta incagliata nella rete, cerco di liberarla e rimetterla in acqua».

LE RETI. Anche uno dei tre scorfani, il più piccolo, viene liberato per lo stesso principio. Il lavoro alle reti non impiega tutta la mattinata, ma è piuttosto pesante. C’è da battere un tracciato complessivo di oltre 2 chilometri, tanto misurano le reti spiegate. «Qualche volta esco la sera con mio padre per sistemare le boe», racconta il giovane, «spesso mi capita anche di uscire in mare dalle tre, ora in questo periodo dell’anno è tutto più piacevole, ma nel periodo invernale è tosta. C’è da coprirsi bene». Nel periodo della pesca a strascico, si esce in mare dalla domenica al venerdì. Giorno e notte, con pioggia o sereno. E si rientra in porto solo per portare il pescato al mercato. Non basta la tecnologia ad ammorbidire questo mestiere antico che nessuno vuole più fare. Di fatto, nei periodi di pesca di questo tipo i marinai che accettano di uscire in mare scarseggiano e sono per lo più albanesi e romeni, mentre a terra ci sono molti nordafricani che lavorano sulle reti. Le regole del mercato del lavoro sono queste e le piccole aziende devono farci i conti.

LA FAMIGLIA. Chi conosce padre e figlio, sa bene che anche per Walter è stato tutt’altro che facile avviare Nicola a questo mestiere. Il che vuol dire rinunciare a molte uscite serali con gli amici o compagni di corso, oppure compiere dei sacrifici fisici non da poco. Eppure, al momento il giovane ha ricevuto una piena formazione da marò da pesca e il ragazzo vanta un’esperienza di due anni come marinaio. Una passione che papà Walter ha trasmesso un po’ a tutta la famiglia: anche se l’altra figlia Serena e mamma Franca non vanno in mare così facilmente, collaborano comunque alla gestione familiare dell’attività, a partire dalla preparazione di panini buonissimi per la squadra di pescatori.

Nicola Squeo e il padre Walter
Nicola Squeo e il padre Walter

IL COMMERCIO. Sul pontile, a lavorare a pochi passi c’è anche Umberto Di Carlo, un altro pescatore di esperienza a smistare i pesci dai vari secchi. Sogliole, cicale di mare, mormore e gallinelle, gamberoni, razzette e qualche triglia fanno avanti e dietro dalle postazioni dei pescatori ai furgoncini autorizzati a transitare nel complesso portuale. Le regole sono tante e difficili per tutti e c’è da fare i conti con le restrizioni del fermo biologico.

IL CROCIFISSO. Sulla banchina del nuovo braccio sud del porto è stata collocata l’edicola votiva dedicata al Cristo del Mare, realizzata ed allestita a cura della Piccola Pesca giuliese e benedetta da monsignor Ennio Lucantoni il 27 dicembre 2011. All’interno della teca c’è un crocifisso donato proprio da Walter Squeo di Ferderpesca, e una targa su cui si legge la preghiera del Padre nostro. «Il mare è governato da leggi divine», spiega il pescatore, «abbiamo bisogno di affidarci al Signore. Per questo tutti noi preghiamo e confidiamo in Qualcuno che ha il potere ogni giorno di riportarci al sicuro». Il Gran Sasso si intravede nella foschia del mattino, mentre il sole illumina il Duomo di San Flaviano le cui campane scandiscono il nuovo giorno. Chissà, forse un giorno Nicola saprà utilizzare le competenze acquisite in materia di turismo per promuovere le bellezze della sua terra vista dal mare.

di Fabio Iuliano – fonte il Centro