22 febbraio 2015 Condividi

Sisma, aziende agricole penalizzate

20150218_141709_resizedOFENA. A sei anni dal sisma, sono ancora decine le aziende agricole che contano danni per centinaia di migliaia di euro a capannoni, rimesse e attrezzature. Molte attività dell’area del cratere, già provate dalla crisi del settore, si trovano nell’impossibilità di anticipare gli interventi di ripristino delle strutture in attesa del contributo erogato dalla Regione attraverso la misura 1.2.6.-Psr 2007-2013 (interventi di ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e introduzione di adeguate misure di prevenzione). Di fatto, a differenza di tutti gli altri interventi inerenti la ricostruzione post sisma, anche l’Iva resta a totale carico delle imprese agricole destinatarie di contributo. Una cifra importante se si considera che esistono delle aziende che contano qualcosa come 2,5 milioni di euro di danni.

Di fatto, tante rimostranze da parte degli addetti ai lavori sono state portate avanti contro i bandi di applicazione della misura 1.2.6. giudicata portatrice di «evidenti irregolarità amministrative e di condizioni tali da non consentire, alle aziende agricole, di corrispondere a tutti gli obblighi previsti nella legge». Di qui, la scelta dei rappresentanti delle imprese di rivolgersi al governatore Luciano D’Alfonso, all’assessore regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, al vicepresidente Giovanni Lolli e al presidente della commissione Agricoltura, Lorenzo Berardinetti. Nel documento, gli imprenditori si dicono convinti di avere diritto a un indennizzo a compensazione del danno, «cosa ben diversa dal contributo così come erroneamente inteso dalla Regione Abruzzo. Dunque», viene spiegato, «anche per le imprese agricole va applicato il medesimo trattamento riservato alle altre attività produttive».

La lettera degli agricoltori è stata protocollata il 23 ottobre scorso alla segreteria di presidenza a palazzo Silone. Da allora le cose non sono cambiate granché. Qualche giorno fa, comunque, l’assessore Pepe ha reso noto di aver approvato una delibera contenente nuove disposizioni con «procedure più vicine alle necessità delle imprese aquilane in difficoltà». Un intervento amministrativo che tiene conto delle grandi difficoltà nel portare a termine gli interventi di ripristino «a causa della mancata disponibilità delle risorse finanziarie necessarie». A tal proposito l’assessore aveva convocato due riunioni per creare un momento di confronto tra istituti di credito, Confidi e i protagonisti.

«L’impegno delle parti», ha riferito Pepe, «ha consentito ai beneficiari di presentare anticipi di pagamento, al raggiungimento di quote del 15% della somma totale ammessa a contributo, invece del 70% previsto in precedenza». Concessa anche la proroga al termine di conclusione degli interventi, al 15 settembre 2015. «Si tratta di misure insufficienti, di fronte alle precarie condizioni in cui versano le nostre aziende», valuta Gianni Costantini, ex sindaco di San Pio delle Camere, in veste di rappresentante legale dell’azienda agricola vitivinicola Collerotondo ad Ofena. «Il problema è diffuso nell’Aquilano, nella Valle Peligna e in parte del Teramano, anche se delle 400 aziende inizialmente considerate, possiamo distinguere uno zoccolo duro di 67 aziende, pronte a tutto per ripartire, anche a una seria mobilitazione».

Gli agricoltori chiedono il riconoscimento del mancato reddito, ma anche dell’esenzione totale dell’Iva sugli interventi di ripristino, così come la liquidazione dei Sal all’esecuzione dei lavori, senza previa verifica della movimentazione bancaria. «Abbiamo elaborato un documento anche per capire quali sono le fonti alternative di finanziamento utilizzabili», spiega Costantini. «Chiediamo anche notizie della quota del fondo di solidarietà nazionale che dovevano andare alle aziende agricole danneggiate». Gli imprenditori chiedono anche conto del mancato impiego in favore del settore agrario dei 43 milioni di euro stanziati attraverso l’Opcm 3771 del 19 maggio 2009 nonostante «l’azione di propaganda da parte dell’ex assessore Mauro Febbo che li dava per certi».

di Fabio Iuliano – fonte il Centro