9 Febbraio 2014 Condividi

L'Aquila, Cialente show a palazzo

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«Ho una proposta per le tv nazionali: venite a fare il Grande Fratello all’Aquila, così l’Italia capirà finalmente cosa sia il dramma del terremoto. E visto che stiamo qui, suggerisco anche il titolo della trasmissione, in dialetto aquilano, ossia “Ju grande quatrano”».

Da uno come Massimo Cialente puoi aspettarti di tutto, interviste chilometriche, accostamenti improbabili, iperboli e metafore. Tutto. Certo, la battuta-provocazione del Grande Fratello mancava. Del resto, uno dei leit motiv del suo intervento in consiglio comunale, è stato una critica a tutto campo «a tutte quelle testate che hanno fatto attacchi inqualificabili a una città come la nostra che non lo merita». Il primo cittadino si prende più di un’ora per spiegare le ragioni delle sue dimissioni e del successivo ritiro. «Faccio di tutto per dare a questa città le risorse per ripartire», spiega, e poco cambia che il Cipe ha reso disponibili 545 mln di euro per la ricostruzione privata. «Questi fondi appena sbloccati», spiega, «sono il risultato delle mie proteste della bandiera tricolore e della fascia da sindaco, e fanno parte di quel famoso 1,2 miliardi chiesto a suo tempo».

«JU BAR DE COPPITO». Cialente parla con la consapevolezza di non venire interrotto, chi prova a farlo – Roberto Tinari (Forza Italia)- viene liquidato con un secco: «non stemo aju bar de Coppito». Il primo cittadino chiarisce di esser rimasto «perché me lo ha chiesto la città, in caso contrario avrei confermato le mie dimissioni».

«DIMISSIONARIO SERIALE». «Non sono un “dimissionario seriale”», incalza. «Proprio mentre il Comune era impegnato in una battaglia per ottenere i fondi, ai primi di gennaio, a seguito di un’indagine che vede coinvolto il vice sindaco, raggiunto da avviso di garanzia e subito dimessosi, si è scatenata una campagna mediatica durissima. A questo punto il ministro Carlo Trigilia, con delega alla Ricostruzione, ha dichiarato alla stampa che non avrebbe accettato più richieste di finanziamenti da noi. Mi sono dimesso pensando che, se avessi lasciato che tutto si scaricasse su di me, la città sarebbe stata risparmiata. Quando però, anche a causa degli attacchi della stampa nazionale, ho capito che il mio gesto era stato inutile», aggiunge Cialente, «ho sentito il dovere di riprendere il mio posto».

I NEMICI. «Non esiste un sistema L’Aquila, ma un sistema sull’Aquila». Cialente ne è convinto e i “nemici” che complottano contro L’Aquila ne sono diversi, non solo i giornalisti nazionali e il ministro Trigilia, ma anche il governo Letta, «che non ha le credenziali per imporci determinate cose, anche perché di esso fanno parte persone che hanno creduto che Ruby fosse la nipote di Mubarak».

«IL PAPA». Come recuperare credibilita? «Bisognava tirare in ballo una persona pulita al di fuori del sistema, avrei nominato vicesindaco anche papa Francesco. Per questo è stato scelto un ex magistrato autorevole come Nicola Trifuoggi». E poi l’affondo sul Sole 24 ore che «una volta era la Bibbia, ora è lo strumento nelle mani di chi vuole delegittimarci». Cialente si dice pronto a querelare «gli articoli infamanti». Intanto, venerdì 14 c’è l’incontro col ministro Fabrizio Saccomanni e si gioca per un miliardo.

Tante le critiche a Cialente dall’opposizione, da Giorgio De Matteis (Udc) a Ettore Di Cesare (Appello per L’Aquila) che ha persino chiamato in causa Enrico Berlinguer per puntare il dito contro «un sistema di partiti che sta facendo gli interessi di pochi».

«Questa amministrazione», ricorda, «è rimasta travolta da uno scandalo di tangenti. Per difendersi, dicono che il problema ha coinvolto solo di striscio il Comune dell’Aquila. Forse il Comune di Barete sarà stato preso di striscio, il nostro è stato centrato in pieno». Da registrare la lite tra Vincenzo Vittorini (Lcv) e Giuliano Di Nicola (Idv) sul piano di protezione civile (che non c’è).

di Fabio Iuliano – fonte il Centro