3 gennaio 2010 Condividi

L’Aquila alla conquista del Venezuela

La mostra fotografica “Il coraggio della speranza sbarca a Caracas”

di Goffredo Palmerini

Ogni angolo di Caracas richiama Simon Bolivar. E non solo per la denominazione della Repubblica “bolivariana” del Venezuela, o per le scritte cubitali che i sostenitori della “democrazia”, guidata ormai da undici anni dal presidente Hugo Chavez, dipingono lungo i parapetti in cemento delle arterie che solcano la capitale. E’ che proprio dovunque incombe la figura di questo padre della Patria, del quale ancor oggi il Paese sente il bisogno d’evocare parole d’ordine, invece molto meno d’affrancare la vita politica venezuelana dalla china populista che rallenta lo sviluppo d’una democrazia moderna.

Questa la storia, in pillole. La terra del Venezuela fu scoperta da Cristoforo Colombo al suo terzo viaggio, nel 1498. Abitata dagli indigeni Aruachi e Caribi, per la Spagna fu dura impresa conquistarla, quasi un secolo, per la tenace resistenza dei nativi. E tuttavia i conquistatori sotto le insegne di Carlo V – il re sul cui impero non tramontava mai il sole – su quegli scampoli di territorio occupato, nel 1567, fondavano Caracas ed iniziavano quella depredazione di risorse, come già in altre terre del continente alla ricerca dell’oro, alla quale anni più tardi furono destinate consistenti schiere di schiavi dall’Africa.

Inutile aggiungere che guerre, malattie e schiavitù decimarono i nativi di quella terra ricca, bella e rigogliosa. Nel corso del Settecento, vani si rivelarono i tentativi della classe creola di sollevarsi contro gli spagnoli. Assai violenta fu la rivolta dei comuneros, intorno agli anni ottanta di quel secolo. Come del pari fallì, nel 1806, l’insurrezione capeggiata da Francisco de Miranda. Cinque anni dopo Simon Bolivar, l’uomo del destino, con un più fortunato tentativo portò alla prima proclamazione d’indipendenza del Venezuela, con una Costituzione federale ispirata a quella americana. Ebbe vita breve. In un anno la Spagna spazzò i rivoltosi e ricostituì lo status quo ante.

Simon Bolivar, l’eroe nazionale, era nato a Caracas nel 1783 da una ricca famiglia d’origine spagnola. Spirito romantico e avventuroso, aveva vissuto alcuni anni in Spagna, visitato gli Stati Uniti d’America, l’Italia e sopra tutto la Francia, dove s’era imbevuto dei princìpi dell’illuminismo e delle idee di Rousseau. Tornato in patria, nel 1810 aveva promosso e realizzato quella prima effimera indipendenza del Venezuela. Poi numerosi altri tentativi erano andati a vuoto. Bisogna attendere il 1819 per veder avviarsi il Paese all’indipendenza, con i primi successi sul campo e con il Congresso di Angostura, oggi Ciudad Bolivar. Quindi, negli anni seguenti, con le vittorie di Carabobo e Maracaibo che portarono alla completa liberazione del Paese. Ma non solo. Perché in quegli stessi anni, e fino al 1925, Bolivar determinò la liberazione della Colombia, dell’Ecuador e la definitiva sconfitta degli spagnoli, in Perù e nell’Alto Perù, chiamato poi Bolivia in suo onore, conquistati grazie all’azione congiunta con il generale argentino Josè de San Martin.

Sognava una Confederazione sud americana, il “Libertador” Bolivar, infrantasi tuttavia per le rivalità tra generali e per l’inizio del suo declino che, nonostante l’assunzione di poteri dittatoriali, nel 1830 lo portò alle dimissioni. Lasciò il Venezuela per andare in Colombia dove, il 17 dicembre di quell’anno, morì nell’isola di Santa Marta dettando il testamento politico. La sua notevole opera, se da un lato aveva assicurato l’indipendenza a tanti Paesi sudamericani, non risolse la questione delle libertà democratiche e dello Stato di diritto, a dispetto della giovanile formazione illuminista. Tanto che il Venezuela, dalla sua nascita, ha continuato a pencolare tra dittature, regimi autoritari di militari golpisti, parentesi democratiche e tentazioni populiste, qualunque sia stato il colore. Fino ai giorni nostri. Oggi è una repubblica federale, a carattere presidenziale, formata da 22 Stati ed un Distretto.

E tuttavia il Venezuela è davvero un paese dalle grandi prospettive, per le ricchezze naturali di cui dispone e per la notevole diversità del territorio. Grande tre volte l’Italia, il Venezuela ha un ambiente che varia dai monti della cordigliera andina orientale, con cime fino a cinquemila metri (Merida, m.5002) anche con nevi eterne, alle foreste amazzoniche, dalla grande pianura centrale attraversata dall’Orinoco fino al vastissimo delta del fiume, dalle valli raccolte tra le catene montuose, le cui propaggini si spingono ben oltre Caracas, alle depressioni interne fino al grande lago di Maracaibo. Diversi i climi e le vegetazioni che consentono una notevole variabilità delle colture. Oggi va crescendo la produzione interna di riso, mais, sesamo e banane, mentre si destina all’esportazione canna da zucchero, caffè, cacao, cotone e tabacco. In crescita l’allevamento del bestiame: bovini, suini e caprini, ma anche volatili, nelle aree di Valencia e Maracaibo, e i prodotti ittici. Rilevanti sono le risorse del sottosuolo, petrolio e gas naturale, specie nell’area occidentale. In parte raffinato in Venezuela, l’oro nero alimenta l’industria petrolchimica per la produzione di materie plastiche e fertilizzanti. Notevoli i giacimenti di ferro destinati al settore siderurgico e, nella Guiana, bauxite, manganese, oro e diamanti. Importante la produzione di legno pregiato. In crescita i settori industriali di trasformazione, vetro e cemento, il tessile e l’alimentare. La bilancia commerciale, con l’esportazione del petrolio e derivati, mantiene un forte attivo. Anche il turismo, sulle coste splendide come sulle isole e nell’interno, sta conoscendo una promettente stagione, purtroppo ristretta nelle sue potenzialità dai problemi di sicurezza. La criminalità che assilla il Paese, tra gli handicap uno dei più avvertiti, agisce come un pesante freno alla crescita dell’economia e si scarica sulle condizioni di vita della società venezuelana, specie nelle grandi città. E’ una questione ancora irrisolta e limita fortemente le possibilità d’investimento dall’estero.

E’ forse questo il quadro che più realisticamente è emerso agli occhi della delegazione ufficiale della Regione Abruzzo, guidata dal presidente del Consiglio Regionale, Nazario Pagano, e composta dai consiglieri regionali Ricardo Chiavaroli e Luciano Terra, dal dirigente della presidenza, Guido D’Urbano e da Fabio Sciarra, il funzionario dell’Ufficio Stampa, che ha curato la bella mostra fotografica “Il Coraggio della Speranza”, con le immagini che documentano L’Aquila dal giorno del tremendo terremoto, il 6 aprile 2009, e negli eventi dei sei mesi successivi. Quello della sicurezza, appunto, uno degli elementi d’incertezza della comunità abruzzese in Venezuela, sul quale Pagano ha promesso un impegno diretto verso il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, al fine d’avviare un più stretto rapporto con il Governo venezuelano. D’altronde, gli eventi della Prima Settimana Abruzzese, tenutasi a Caracas dal 25 al 29 novembre per iniziativa della Federazione delle Associazioni Abruzzesi, hanno messo in mostra il ruolo di prestigio che la comunità abruzzese, nelle sue diverse articolazioni, ha saputo conquistarsi nella società e nell’economia del Venezuela. La prima emigrazione italiana, e abruzzese in particolare, giunse nel Paese caraibico nei primi anni del secondo dopoguerra. La presenza italiana contribuì non poco, grazie all’ingegno, alla laboriosità e alla capacità d’intrapresa, alla poderosa crescita del Venezuela e sopra tutto a formare sul campo le prime maestranze locali. Tra difficoltà d’ogni genere, come il giornalista aquilano Gaetano Bafile seppe documentare alla perfezione attraverso le pagine della Voce d’Italia, il giornale che con Attilio Cecchini e Mons. Ernesto Scanagatta aveva fondato nel 1950 a Caracas. Oltre al grande deposito di memoria, quel giornale costituì un sicuro baluardo a difesa dei diritti e dell’onorabilità dei nostri emigrati negli anni molto difficili della dittatura di Marcos Peter Jimenez.

Gli eventi programmati dalla Federazione, composta da dieci Associazioni Abruzzesi e guidata da Giovanni Margiotta, hanno reso evidente alla delegazione ufficiale giunta dall’Abruzzo il forte ruolo sociale della comunità regionale in Venezuela. Appuntamenti ad alto livello sono stati assicurati alla delegazione abruzzese presso il Ministero del Turismo, la Camera di Commercio italo-venezuelana, con il Sindaco di Puerto Cabello, Rafael Lacava. Una serie d’incontri, tutti preparati con l’assidua collaborazione dell’Ambasciata italiana, del Consolato Generale d’Italia a Caracas e del direttore dell’ICE presso la nostra Ambasciata, Alfredo Giorgi, hanno permesso alla delegazione di conoscere da vicino la realtà sociale ed economica del Venezuela e le opportunità di partnership che il Paese offre agli investitori in settori nevralgici, quali il turismo e le infrastrutture. Eccellente il lavoro svolto dalla nostra rappresentanza diplomatica nell’offrire assistenza alla Federazione Abruzzese, come l’onore reso al Presidente del Consiglio Regionale, Nazario Pagano, alla sua delegazione ed agli esponenti della comunità abruzzese in Venezuela con gesti di grande sensibilità e considerazione. Il Console Generale, Giovanni Davoli, e l’Ambasciatore d’Italia, Luigi Maccotta, hanno infatti voluto tenere ospiti, in un ricevimento offerto nelle rispettive dimore private, il presidente Pagano con la delegazione regionale, gli esponenti della Federazione Abruzzese ed i tre membri del Venezuela nel Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (Cram), Johnny Margiotta, Maria Gabriela Marcacci e Mirtha D’Astolfo.

Molto importante l’incontro con il vice Ministro per il Turismo, Luis Arriaga. Presenti l’Ambasciatore Maccotta ed il direttore dell’ICE, Giorgi, il presidente del Consiglio Regionale Pagano ha illustrato all’uomo di governo venezuelano le caratteristiche dell’Abruzzo dal punto di vista turistico, una regione di parchi naturali protetta per un terzo del suo territorio che offre un ampio ventaglio di opportunità, dai monti alle colline al mare. Ricca d’arte e di storia, la regione si va affermando oggi per le sue peculiarità, per ‘eccellenza della sua gastronomia, per la qualità dell’accoglienza e del suo sistema ricettivo. Il vice Ministro Arriaga ha messo a disposizione della Regione Abruzzo e dell’imprenditoria regionale una serie di opportunità d’investimento, di notevole rilevanza anche economica. Il Venezuela, che vanta migliaia di chilometri di magnifiche coste affacciate sui Caraibi ed un sistema di piccole isole, ha molto interesse a sviluppare sia un turismo sociale di massa ma anche di livello elevato. A tal fine il Paese intende attrezzarsi con strutture ricettive con alti standard di qualità, specie verso il mercato turistico internazionale, e con un’accoglienza di grado elevato per la quale è essenziale un’adeguata formazione professionale.

Il presidente Pagano ha proposto l’Abruzzo come partner del Venezuela proprio sul piano della formazione, data l’esperienza che la regione ha maturato nel settore, anche con stage formativi assicurati dalla Provincia di Pescara, presente all’incontro con l’assessore al Turismo Aurelio Cilli. Restano da valutare le proposte d’investimento in Venezuela, proprie del settore economico imprenditoriale, verso il quale la Regione Abruzzo le indirizzerà. Sintetizzate in accurate schede redatte dall’ICE, gli investimenti riguardano la costruzione di alberghi, molo turistico ed aeroporto internazionale, strade e servizi nell’isola di Tortuga, due investimenti per la ristrutturazione di due alberghi 5 stelle sulla Bahia Caribe nello stato di Vargas con un investimento pubblico-privato di circa 315 milioni di dollari, la ricostruzione della funicolare Avila-Litoral e di un albergo per un investimento di 157 milioni di dollari, la ristrutturazione della funivia Merida-Pico Espejo sulle Ande venezuelane che in 12 km. supera un dislivello di oltre tremila metri (78 milioni di $), infine nell’isola di Margarita un sistema di infrastrutture portuali e trasporti, con terminal per traghetti e bus, stazione ferroviaria, raccordi autostradali e parcheggi il cui rilevante impegno finanziario è ancora in corso di stima. Molto interessante il successivo incontro della delegazione abruzzese con alcuni imprenditori presso la Camera di Commercio italo-venezuelana, sempre sul tema delle reciproche opportunità d’investimento. Di rilievo anche l’incontro con Rafael Lacava, sindaco di Puerto Cabello. Di origini abruzzesi, Lacava è stato per alcuni anni Ambasciatore del Venezuela in Italia. Sindaco d’una città balneare di rilevante importanza portuale ed industriale, per la grande conoscenza dei due Paesi, il Venezuela e l’Italia, Lacava ha potuto dare alla delegazione abruzzese un quadro chiaro delle possibilità di partnership. L’Abruzzo, peraltro, può contare in Venezuela una rete di affermati imprenditori, anche di rilevante rango, originari della regione, i quali possono rappresentare un tramite affidabile in caso di investimenti e joint-venture.

Di significativo interesse gli altri appuntamenti, svoltisi nel Centro Italo Venezuelano (Civ). Complesso sportivo, sociale e culturale la cui realizzazione è iniziata 45 anni fa ad opera della comunità italiana, si estende oggi su 24 ettari con un’impressionante serie di impianti sportivi e sale riunioni (campi di calcio, tennis, piscine, palestre, sale convegni ed esposizioni, sala teatro, bar e ristoranti). Imponente e funzionale, situato in posizione elevata che consente una vista invidiabile su Caracas, il Civ è presieduto dall’abruzzese Mario Chiavaroli, alla guida del comitato di gestione. In questo funzionale complesso è stata allestita la mostra sulla città capoluogo d’Abruzzo martoriata dal sisma, con gli scatti di quindici valenti fotografi: Danilo Balducci, Michele Camiscia, Roberta Censorii, Marco D’Antonio, Federico Deidda, Roberto Grillo, Pietro Guida, Fabio Iuliano, Claudio Lattanzio, Matteo Marotta, Raniero Pizzi, Federica Rosa, Max Schiazza, Fabio Sciarra e Renato Vitturini. Uno zoom icastico sulla tragedia che ha colpito L’Aquila. Davanti a quelle immagini commozione e lacrime furtive dei visitatori. Si è svolto nella Sala Vip “Gaetano Bafile” il Convegno dei Giovani abruzzesi sul tema dell’associazionismo all’estero, su problemi e prospettive per una nuova italianità. Introdotto da una relazione sulle singolarità dell’Aquila e dell’Abruzzo, con diversi spunti di riflessione e svolta da chi scrive – appositamente invitato dal presidente Federazione Abruzzese, Giovanni Margiotta – il Convegno ha raccolto diverse testimonianze e, sopra tutto, ha documentato l’apprezzamento del presidente del Consiglio Regionale, Nazario Pagano, specie riguardo l’impegno di voler investire sull’entusiasmo dei giovani quali ambasciatori dell’Abruzzo nel mondo. Un intervento non formale, quello di Pagano, nel favorire ogni strada che possa rafforzare le relazioni e le collaborazioni con gli abruzzesi all’estero, stimati in un milione e trecentomila, quanti ne conta l’Abruzzo d’abitanti dentro i confini.

Poi una serata di gala, nel salone teatro “Italia”, con l’elezione di Miss Abruzzo Venezuela 2009. Selezionate dalle dieci Associazioni Abruzzesi nei vari Stati del Venezuela, otto splendide ragazze, molto impegnate negli studi e nelle rispettive comunità, hanno concorso al titolo con un portamento davvero rimarchevole. Seri e qualificati i loro propositi di vita, nonostante il concorso possa indurre a frivolezze. Segno che l’indole austera della gente d’Abruzzo non abbandona la progenie. Il titolo, a giudizio d’una giuria di professionisti, è stato assegnato a Valeria Perez Segnini Lucente, bella ragazza di Valera. E’ stato lo stesso presidente Pagano ad insignirla. Poi il presidente della Federazione, Giovanni Margiotta, insieme ai dirigenti delle Associazioni Abruzzesi, ha conferito riconoscimenti e Targhe di merito al decano dell’associazionismo regionale in Venezuela, Mariano Cappelletti, quindi – davvero una sorpresa – a Goffredo Palmerini per il contributo reso, con articoli e corrispondenze sulla stampa all’estero, alla diffusione della cultura regionale e alla promozione dell’immagine dell’Abruzzo nel mondo, infine al presidente Nazario Pagano – e, per suo tramite, all’intero Consiglio Regionale – per l’onore reso alla comunità abruzzese in Venezuela con la visita d’una delegazione ufficiale. L’ultima giornata, serena e bucolica, nel costruendo centro dell’Associazione Abruzzese di Caracas, in mezzo alla natura, nell’immediata periferia. Felice la presidente del club Giovanna Spadorcia, medico radiologo. Buona la cucina, un mix di specialità tipiche abruzzesi e venezuelane. Suggestivo lo spettacolo di folklore locale. Infine commosso il saluto di Pagano, grato per l’accoglienza e per aver potuto conoscere una comunità abruzzese operosa, che si è meritato prestigio e considerazione in Venezuela, onorando la propria terra d’origine.