10 Giugno 2009 Condividi

Rivogliamo L’Aquila e non L.A.Q.U.I.L.A.

(tratto da Abruzzo24ore.tv / Filippo Tronca)

“Città policentrica o città compatta è questo il momento della scelta”, è il convegno organizzato dall’A.R.A. l’Associazione per la Ricostruzione di Aquila.  Presenti il Vice-Presidente del consiglio Regionale Abruzzo Giorgio De Matteis, il consigliere regionale Luca Ricciuti, i consiglieri comunali   Enzo Lombardi, Maurizio Capri, Enrico Perilli, rappresentanti delle associazioni cittadine che si occupano delle conseguenze successive al sisma, riunite in coordinamento (Centro Storico, Comitatus Aquilanus, Collettivo 99, Colta, Idea AQ, Rete AQ, 3 e 32).
Grandi nomi dell’urbanistica come Francesco Karrer, docente di architettura alla Sapienza di Roma,  e tanti professionisti aquilani, hanno sottoposto ad un serrato esame il Piano case, ovvero la realizzazione in corso d’opera di moduli in cemento prefabbricato antisismici da posizionarsi in venti aree circostanti la Città di Aquila, per soddisfare entro l’inverno la domanda abitativa per 13mila e forse più  sfollati. Un piano che solleva molte perplessità, perchè è stato osservato, sta di fatto nascendo in procedura d’urgenza una nuova città, disegnata dalla Protezione civile,  senza una strategia complessiva, ed il rischio è quello di compromettere  per sempre un equilibrato e razionale sviluppo urbanistico della città preesistente, con problemi di connessione tra i vari quartieri localizzati anche a decine di chilometri dal centro storico, nei pressi di piccoli paesi, come Assergi, Camarda, Cese di Preturo, Collebrincioni. Paesi  che vedranno decuplicare la popolazione, e il rischio è quello di creare ghetti e favorire conflitti di convivenza in comunità nuove  e troppo eterogenee.  Improbabile poi a detta degli esperti convenuti anche la futura conversione dei moduli abitativi in campus universitari. L’opinione prevalente è però che questo Piano case è un processo irreversibile e allora  l’unica strada percorribile è quella di  mitigare l’impatto complessivo del progetto, riducendone la superficie, spingendo verso una più razionale localizzazione dei moduli in prossimità della città preesistente,  inserendo i quartieri in un piano strategico degno di questo nome. Al nostro microfono l’architetto Francesco Karrer e il portavoce Ara Massimo Manieri. A seguire una sintesi scritta degli altri  interventi. 

Arch. Antonio Perrotti – Comitatus Aquilanus: “Non ha futuro una città costruita in procedura d’urgenza”

Il piano case soddisferà l’esigenza abitativa in modo definitivo per 23mila persone, non per 13mila come viene detto. Sarà la soluzione abitativa forse definitiva per  gli abitanti del centro, per chi possiede case di categoria E. Cosa si progetta e cosa si appalta è stato deciso dalla Protezione civile,che però non ha compiti di ricostruzione. Si è seguita una procedura anomala, non c’è stata formale intesa con il Comune e la Regione. Il progetto di una nuova città non è stato sottoposto alla procedura VIA e VAS.La conferenza dei servizi è stata una farsa. E va sottolineato non c’è parere geologico.
Ricordo inoltre che i ventidue  ettari tra Sant’Elia e Bazzano  sono una nuova cittadina che sorgerà in aree  non idonee dal punto di vista idrogeologico..
Ricordo che  i 22 ettari tra Sant’Elia e Bazzano saranno di fatto una nuova città, che sorgerà in un’area non idonea dal punto di vista idrogeologico.
Questi quartieri sono un cuneo di urbanizzazione in zone agricole, ricordano molto le strategie seguite nella grande speculazione  degli anni ’60. C’è una strana fretta, un eccesso di decisioni informale, nessuna certezza del diritto. Io ritengo che questo piano C.A.S.E. possa essere impugnato, almeno relativamente ad insediamenti come quelli su Pagliare di Sassa e Cese di Preturo, dove da 400 persone si passerà a migliaia di abitanti, con irreversibili scompensi urbanistici e sociali. L’alternativa immediata  potrebbe essere quella di  sostituire man mano gli  edifici distrutti e e rimossi con questi moduli, per non disgregare il tessuto della città. Questo consentirebbe inoltre di risparmiare un bel pò sui servizi e la viabilità di cui i nuovi quartieri necessiteranno.
 
Luca D’Antonis Coltas: “E’ solo uno business”

Il piano Case va osservato anche dal punto di vista economico. Il sospetto è che stanno realizzando questi quartieri per poter poi ricostruire in tempi biblici l’emergenza abitativa. Questi quartieri destrutturano il tessuto sociale e urbano. E’ un ritorno al passato, all’infeudamento in case e non in castelli.  depositi ad interim di persone, con nuove comunità. il piano case è una mera speculazione, un business.
Ci dicono che diventerà campus, ma ciò non avrebbe precedenti storici, un campus diffuso del genere non esiste in nessuna parte del mondo. 
Per realizzare questi moduli migliaia di sfollati resteranno fino a dicembre nelle tende e negli alberghi, gli aquilani vivranno disagi senza precedenti,  migliaia alla fine decideranno di restare a vivere sulla costa. Non mi sembra la migliore soluzione all’emergenza.   Con le baracche, io le voglio chiamare così  di legno si faceva molto prima e meglio, come accaduto in Umbria.   
Occorre rivedere il piano, il progetto può essere mitigato ma l’Ance deve subito mettere a disposizione gli appartamenti sfitti.

Giorgio De Matteis, vice-presidente consiglio regionale: “Io nei loculi non ci vado”
Vedo qui una positiva positiva effervescenza per superare il terremoto celebrale. La nostra città  è spettatrice di  decisioni prese da altri, in una fase di riprogrammazione, dove ogni scelta compromette il futuro.
Nella fase di emergenza è necessario l’intervento della protezione civile che ha svolto un’opera ciclopica. Ora però non si può appaltare ogni decisione alla Protezione civile.
Scelte subite da comune e regione, imposte dalla protezione civile. Nelle slide di  presentazione i moduli sono bellissimi, ma presto ci si renderà conto che in realtà sono loculi  che creeranno grandi problemi di gestione, e infrastrutturazione.

Un campus universitario a Cese di Preturo? Quando ci andranno gli studenti se i loculi saranno per decenni occupati da chi ha casa E? Gli studenti oggi  stanno decidendo ed oggi non sappiamo dove metterli.
 Il Comune  si è comportato con una superficialità vergognosa, ha partecipato alla scelta delle localizzazioni, e poi ha detto che tutto è stato deciso da Bertolaso.  Ma ci sono i documenti ad inchiodare il sindaco alle sue responsabilità. Io non voglio tutto subito com’era, ma se cominciamo così, quando lo rifacciamo il centro?  

Rita D’Innocenzi – Cgil Edili: “Ci danno le C.A.S.E. perchè non hanno i soldi”
La via dell’impugnativa è impossibile, il ricorso è infatti molto difficile.  Il modello di ricostruzione dell’Umbria e e delle Marche è costata molto. Ho il sospetto che il governo non ha i soldi e  allora ci propina questi edifici, o loculari che dir si voglia.  Nel modello Umbria centrale era la partecipazione e la condivisione delle scelte con enti locali. Qui in Abruzzo è tutto deciso dall’alto.
C’è un problema enorme: nelle tendopoli non sanno nulla, non si discute del futuro della loro città. Lì dentro c’è solo Guido Bertolaso titolato a convocare assemblee per spiegare il decreto.
 
Maura Scarcella – Collettivo 99: “Volgiamo una città per il nostro futuro”
Ci hanno detto: è troppo tardi per bloccare  il Piano CASE. Così  stiamo lavorando ad un master-plan per il territorio, ma partendo dalla città preesistente. Fondamentale aprire subito parti di  certo storico, mettendo in sicurezza le strade dove è possibile farlo. E’ importante per poter vivere passo passo la vera ricostruzione. Emarginare gli aquilani nelle nuove periferie e in quelle vecchie è un invito ad andarsene. Allora bisogna intervenire anche sulle periferie: serve una costellazioni di innesti, bisogna lavorare ad una città policentrica, dando per inevitabile il piano case. Bisogna pensare ad città campagna, con farms energetiche. Importante dunque creare un network urbano dove noi giovani tecnici non vengano emarginati. Vogliamo mettere su un  ufficio di piano, o di contro-piano se non ce lo consentiranno.

Chico Perilli: “Tutti fori la Dicomac”
Si fanno riunioni belle ma è come un motore che non scarica a terra. Occorre una mobilitazione  fuori la residenza del console Bertolaso, fuori la Finanza. I moduli non basteranno per tutti, ventimila mila aquilani passeranno l’inverno in albergo. In tenda è una follia, non c’è nessuna privacy. Il sindaco ha scavalcato il consiglio, fa tutto da solo, molti consiglieri sono arrabbiati.

Un cittadino di ritorno dalla costa: ” Gli aquilani si sveglino”
Ci stiamo chiacchierando addosso, apriamo gli occhi:  si stanno facendo i fatti loro, perchè gli interessano gli appalti del Piano C.A.S.E., non ricostruire la nostra città. Perderemo 30mila abitanti, migliaia di studenti non torneranno, tanta gente senza lavoro emigrerà, e con il  piano C.A.S.E., fatti due conti, avremo il  doppio delle case che ci servono, mentre per riavere la nostra città, quella vera, chissà quanto dovremmo aspettare.  E’ una truffa, ci stanno abbottando gli occhi, il terremoto ci ha devastato la testa,  la gente si deve svegliare, soprattutto sulla costa.
Se i nostri consiglieri comunali dicono che non sanno chi cavolo ha deciso questo piano, debbono dimettersi immediatamente.