Tra i concorrenti ce n’era uno che per tutta la corsa, dall’inizio alla fine, rimuginava su un motto appreso dal fratello (un maratoneta anche lui): Pain is inevitable. Suffering is optional. Quello era il suo mantra. Il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale. Supponiamo per esempio che correndo uno pensi: «Non ce la faccio più, è troppo faticoso». La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela o meno è a esclusiva discrezione di ogni individuo. (da L’arte di correre di Haruki Murakami)

Lo scrittore Paul Auster diceva che la verità è nei dettagli e che i dettagli fanno la storia.  Lo scrittore Giulio Cavalli che con “Caranaio” ha narrato una mostruosa miscela di cadaveri, potere, egoismo e denaro, spiega che quando i pescatori del Mediterraneo tirano su i corpi dei migranti ciò che resta nelle reti è “lesso”. La carne si sfalda. E’ l’acqua. E’ per colpa dell’acqua e del sale. E’ colpa di tutti quei giorni alla deriva, tra le onde Cristiana Cattaneo fa il medico legale, ma ha scritto un libro. Si intitola “Naufraghi senza volto” (Cortina Editore). Come riporta

In questo momento ci sono in strada donne e bambini che supplicano di essere portati subito “a casa” perché si gela. I centri a loro dedicati non apriranno prima delle 20 e 40 e siamo qui a stringerci nei cappotti e nelle coscienze in attesa che i volontari li possano portare a destinazione. Arrivano a decine al presidio di Piazzale Spadolini, nonostante i porti chiusi a scopo propaganda, in questi giorni freddi, freddissimi fuori e dentro. Dopo lo sgombero del 13 novembre, abbiamo avuto oltre 150 nuovi arrivi, compresi donne e bambini anche molto piccoli provenienti dagli sbarchi in Sicilia

“1861 – Storie di briganti”, uno spettacolo con Alessandra Tarquini, Michele Di Conzo e Marco Valeri, per la regia di Eugenio Incarnati (produzione Tsa). Si tratta di un lavoro che rappresenta un’elaborazione di “1861 – Una storia italiana” prodotto, per la stessa regia, dall’associazione Laboratorio dietro le quinte. «Signore e signori: dopo quasi 160 anni, possiamo guardare alla nostra storia per capirla, non per impararla a memoria. E io capisco meglio se mi faccio pure una risata, e se ci sono musiche, canzoni, e pantomime divertenti», si legge nelle note introduttive dello spettacolo, che vede la drammaturgia e le musiche

Lo scorcio notturno di una strada metropolitana fa da sfondo a un grande bar illuminato da fredde lampade al neon. All’interno, tre clienti e un barista. L’espressione della coppia seduta di fronte al barman è assorta, persa in chissà quali pensieri. I due si sfiorano, ma non comunicano nemmeno con lo sguardo. Nessuno dei quattro parla, né appare interessato ad attaccare bottone. La scena è quella dei “Nighthawks”- i “Nottambuli” di Edward Hopper, dipinta con uno stile che accarezza tante solitudini della società contemporanea. La parete del bancone del Four Roses è decorata da una riproduzione di questo quadro, tanto

«Lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti». Le ultime righe del capolavoro di Gabriel García Márquez, “L’amore al tempo del colera”, danno il senso della forza di quei sogni che continuano oltre le difficoltà della vita e, talvolta, oltre la vita stessa. Così come i sogni di Noemi Tiberio, giovane regista teatrale morta la notte del 6 aprile all’Aquila, proseguono attraverso le azioni e il ricordo di tanti amici, che hanno condiviso le sue passioni e il suo percorso di studi all’Università aquilana. È proprio in omaggio a quel ricordo che l’associazione

Il pallone in cuoio impresso nel murale trompe l’oeil di piazza Del Mercato scivola sino a piazza Trieste rimbalzando da un vicolo a un altro attraverso le scalinate in pietra, fino a raggiungere i piedi del suo autore, Callisto Di Nardo. Sessant’anni, da una vita con tele e tempere, si è fatto apprezzare per i suoi ritratti e i suoi paesaggi rurali, ispirati ai borghi dell’altopiano di Navelli e del Gran Sasso. Stasera però niente pennelli. Alla fine delle dita solo una chitarra come De André in Amico fragile. Un giro di blues in Si per cominciare, in un mini-set

Oggi sarebbe stato il suo compleanno. Eppure, quasi 10 anni fa, la sua voce e il suo talento dovettero fare i conti con la forza devastante di un sisma che ha strappato i sogni di tanti giovani. Quel sogno che oggi riparte in una sala intitolata a suo nome in piazzetta del Sole. Il sogno di Alessandra Cora, artista simbolo della Factory sound, un centro culturale dalle tante prospettive ma con la chiara vocazione per la musica. È stato inaugurato oggi quello spazio condiviso e movimentato con l’obbiettivo di valorizzare molte istanze artistiche della città. Uno spazio che si propone

Lisbona è un luogo magico, fiabesco, capace di avvolgere con luci, colori, suoni e profumi inebrianti; città ideale per chi vuole immergersi nelle arti e cambiare prospettiva. L’attitudine al colore e all’arte urbana della capitale portoghese prese forse vita nel lontano 1755: un terremoto danneggiò parte degli edifici e i cittadini rimediarono al danno tappezzando le pareti con le celebri piastrelle colorate, dando vita a una tradizione, quella degli azulejos, che continua ancora oggi. Quello che certo è che l’arte di strada è parte integrante e tradizione di questa incredibile città, oggi tra le capitali europee dell’arte urbana contemporanea. Di